I giganteschi alberi fuori dal tempo di Giuseppe Penone hanno attraversato l’Atlantico per Riflesso del Bronzo, una mostra, che è anche una passeggiata tra i boschi del Piemonte, nel chiuso di un ex deposito per Tir a New York. Curata dall’ex direttore del Whitney, Adam Weinberg, la personale di opere vecchie e nuove del maestro di Garessio è la prima per Penone nella sede della galleria Gagosian a Manhattan.
Penone negli Usa ha esposto nel 2022 alla Frick e ha una speciale relazione con il Philadelphia Museum of Art a cui nel 2020 ha donato centinaia di disegni. È stato più complicato allestire le monumentali sculture del 79enne artista piemontese, uno dei più giovani esponenti dell’Arte Povera, che finora hanno trovato casa in istituzioni dotate di vasti giardini come Versailles o la Reggia della Venaria alle porte di Torino, o ancora in grandiose sale del Rijksmuseum e del Centre Pompidou.
Stavolta, dal 21 aprile al 2 luglio, le opere uscite dalle fonderie Del Chiaro di Pietrasanta occuperanno una galleria a tre navate con un allestimento museale. La possibilità di trasportarle oltre l’Atlantico è stato qualcosa che “i musei raramente possono sostenere oggi, mentre le gallerie stanno prendendo il loro posto”, ha osservato l’artista in una lunga intervista al New York Times.
La mostra presenta nuovi lavori in bronzo, sviluppati a partire dalle ricerche avviate da Penone alla fine degli anni Sessanta sugli alberi e sulla loro crescita. Allora l’artista “scavava” nel legno per riportare alla luce la forma originaria della pianta, oggi quella stessa indagine si traduce in sculture metalliche che fissano un processo per sua natura organico e mutevole. Il bronzo diventa così non tanto un materiale “più permanente”, quanto uno strumento per riflettere sul passaggio del tempo e sulla trasformazione continua.
Il percorso espositivo si articola in tre momenti. Al centro del primo, in una galleria trasformata in foresta da centinaia di fogli di sughero affissi alle pareti (ciascuno raffigura un albero la cui corteccia si rinnova ogni nove anni), è appesa una scultura del 2024 che rielabora il mito del satiro Marsia scorticato da Apollo per vendicarsi di essere stato sfidato nell’arte della musica. Nella seconda sala compaiono le Clepsydra, quattro sculture realizzate tra 2012 e 2024 in cui tronchi scolpiti e poi fusi in bronzo rendono visibile il passare del tempo attraverso diverse “età” dell’albero. Sono esposte accanto a Un Anno di Bronzo – Larice, una scultura di corteccia d’albero in bronzo che accoglie al suo interno una pianta reale vivente e a Trattenere 6, 8, 12, 16, 20 anni di crescita, una serie di cinque tronchi fusi in intervalli successivi, ciascuno afferrato al centro dalla mano dell’artista.
L’ultima stanza è dedicata a Riflesso del Bronzo, l’opera che dà il titolo alla mostra: contrapposto a uno specchio egizio in bronzo, in prestito dal Brooklyn Museum – un oggetto di 3500 anni fa che amplifica il tema centrale di un materiale carico di storia – l’installazione è una fila di specchi di bronzo, dal primo – lucido e riflettente – mentre ciascun elemento successivo è stato cerato e rifuso più volte, producendo versioni via via più ruvide, in una sorta di deterioramento alla Dorian Gray che documenta la trasformazione.
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