Il terzo film della serie del “Piedone coreano” è divertente e tecnicamente di livello
Nel panorama dell’action contemporaneo ci sono (pochi) interpreti capaci di trasformare la propria presenza scenica nel principale punto di forza di una saga. Ma Seok-do appartiene a questa categoria e The Roundup: No Way Out lo conferma ancora una volta.
Il terzo capitolo della serie del “Piedone coreano” non prova a reinventare nulla. Al contrario abbraccia con convinzione la formula che ha decretato il successo dei precedenti episodi: un poliziotto fuori dagli schemi, criminali sempre più pericolosi e una lunga sequenza di scontri che alternano tensione e ironia. Questa volta l’indagine porta a confrontarsi con la criminalità giapponese, cinese e coreana offrendo nuovi avversari e un contesto leggermente diverso rispetto alle avventure passate.
Ma Seok-do vale l’intero spettacolo
La sceneggiatura procede lungo binari molto semplici e raramente cerca approfondimenti particolari. Il film preferisce investire tutte le proprie energie nell’intrattenimento puro, affidandosi a inseguimenti, risse e situazioni costruite per esaltare la fisicità del protagonista. Ed è proprio qui che l’opera trova la sua ragion d’essere.
Il regista Lee Sang-yong mantiene un ritmo sostenuto per quasi due ore, evitando tempi morti e lasciando che siano i combattimenti a scandire la progressione narrativa. L’umorismo nasce spesso dalle reazioni e dai modi spicci del protagonista, elemento che contribuisce a rendere il tono più leggero senza compromettere l’efficacia dell’azione.
The Roundup: No Way Outnon è un film destinato a sorprendere chi cerca complessità o innovazione. È però un action solido, consapevole dei propri limiti e delle proprie qualità, costruito per offrire spettacolo immediato e valorizzare il carisma di una delle star più riconoscibili del cinema coreano.
Girato probabilmente digitale, risoluzione imprecisata per un risultato tecnico nel complesso ottimo al netto della scelta di un BD-25 singolo strato. Formato immagine 2.39:1 (1920 x 1080/23.97p), codifica AVC/MPEG-4. Solidità e ricchezza cromatica, neri piuttosto solidi e senso di tridimensionalità per uno spettacolo godibile anche su schermi di grandi dimensioni.
Come per i precedenti capitoli è molto interessante l’offerta audio, con (ottimo) doppiaggio italiano misto a giapponese e cinese, mentre nella versione originale la nostra lingua è sostituita dal coreano. Doppia DTS-HD Master Audio 5.1 (16 bit) e speculari Dolby Digital 2.0 (224 kbps). Le lossless sono ovviamente le migliori per dinamica e coinvolgimento sonico tra parlato ed effetti, con buona resa anche per i bassi.
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