“Appena ci siamo
allontanati dalla Terra, non pensavo più a un Paese: pensavo
soltanto a un pianeta”. È la riflessione dell’astronauta
canadese Jeremy Hansen, specialista di missione di Artemis II,
raccontando la prospettiva maturata osservando la Terra dallo
spazio. Nei primi minuti, ha spiegato Hansen, aveva cercato di
riconoscere continenti e territori guardando dal finestrino. Ma,
aumentando la distanza, la superficie terrestre era diventata
sempre più difficile da distinguere tra l’immensità degli oceani
e le formazioni nuvolose. “Ho cominciato semplicemente a
sentirmi connesso con il pianeta Terra”, ha detto. Una
prospettiva che, secondo l’astronauta, dovrebbe essere tenuta
presente di fronte alle crisi e ai conflitti attuali: “Quando
oggi guardo le notizie penso: è semplicemente sbagliato. Non
possiamo continuare a spendere energie per distruggere”, ha
aggiunto. “Artemis II non risolverà tutto in un giorno e neppure
il programma Artemis da solo potrà farlo, ma non possiamo
accettare che le cose debbano necessariamente andare così,
perché non è così che deve essere”. “Quando si guarda il pianeta
da quella prospettiva, ci si chiede come sia possibile fare
qualcosa di diverso dal prenderci cura gli uni degli altri e
seguire l’esempio della collaborazione internazionale”, ha
concluso.
Artemis II è stata la prima missione con equipaggio del
programma Artemis: ha portato quattro astronauti intorno alla
Luna senza allunaggio, testando Orion e il Modulo di servizio
europeo e stabilendo il nuovo record della massima distanza
dalla Terra mai raggiunta da esseri umani, circa 407 mila
chilometri. Il lancio è avvenuto il primo aprile di quest’anno,
l’ammaraggio l’11 aprile.
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