(di Alessandra Baldini)
Nati come raffinato passatempo
nelle corti milanesi ben prima di trasformarsi in strumenti di
divinazione, i tarocchi approdano oggi alla Morgan Library di
New York con una grande mostra che ripercorre sei secoli di
storia, dalle origini quattrocentesche alle reinterpretazioni
contemporanee. Tarot! Renaissance Symbols, Modern Visions,
aperta fino al 4 ottobre nella casa-museo del finanziere J.P.
Morgan, riunisce per la prima volta in Nordamerica la maggior
parte delle carte figurate del celebre mazzo Visconti-Sforza,
creato per celebrare l’unione tra due delle più potenti famiglie
milanesi.
Frutto di una collaborazione transatlantica, la mostra
raccoglie il testimone dalla rassegna appena conclusa
all’Accademia Carrara di Bergamo. Attribuito a Bonifacio Bembo,
il mazzo Visconti-Sforza e’ considerato il più importante
esempio superstite di tarocchi rinascimentali e J. P. Morgan,
appassionato giocatore di solitari ma anche di tradizioni
esoteriche, nel 1911 ne acquisto’ 35 carte dagli antiquari
parigini Hamburger Frères, che le avevano a loro volta comprate
dal conte bergamasco Alessandro Colleoni, mentre 26 finirono
all’Accademia Carrara e le restanti rimasero agli eredi della
famiglia.
Grazie al prestito del museo bergamasco, sono ora riunite a
New York 45 carte figurate provenienti dalle due istituzioni.
Affiancati da altri esemplari del mazzo Visconti di Modrone oggi
a Yale e dal mazzo Brambilla della Pinacoteca di Brera, i
tarocchi rinascimentali ricostruiscono il contesto di un
sofisticato gioco di corte basato sulle strategie alla stregua
degli scacchi e popolato dalle allegorie degli Arcani Maggiori:
Amore e Morte, Fortuna, Tempo e Follia, il Matto, l’Imperatore,
la Papessa, la Ruota della Fortuna. “Solo alla fine del
Settecento in Francia quelle immagini furono reinterpretate come
strumenti per leggere la sorte”, ha ricordato il direttore della
Morgan, Colin Bailey.
La mostra porta i tarocchi nel presente: letture di carte
saranno offerte in speciali serate su prenotazione. La rassegna
prosegue poi raccontando come nel Novecento i tarocchi abbiano
ispirato la ricerca di linguaggi alternativi. Dal revival
dell’occulto in Gran Bretagna, ai surrealisti fino alla
controcultura americana degli anni Sessanta e Settanta, le carte
diventarono un repertorio di simboli e archetipi per artisti
come André Breton, Leonora Carrington, Remedios Varo e Niki de
Saint Phalle (nel Giardino dei Tarocchi a Capalbio). Chiude
un’opera commissionata all’artista britannico-nigeriano Chris
Ofili che reinterpreta in chiave contemporanea la figura del
Guaritore, mentre, fuori dalle sale, un abito della prima
collezione di Maria Grazia Chiuri per Dior ispirato ai tarocchi
Visconti fa da contrappunto a una rassegna di film e serie tv a
riprova di quanto l’immaginario delle carte continui a permeare
la cultura pop.
L’esposizione e’ il punto d’arrivo di un progetto
internazionale di ricerca che ha coinvolto, oltre alla Morgan,
all’Accademia Carrara, Yale e Brera, anche il Met, l’Art
Institute of Chicago e il Centro Conservazione e Restauro La
Venaria Reale di Torino. Per la prima volta i tre più antichi
mazzi di tarocchi superstiti sono stati analizzati,
confermandone le origini nella tradizione dei manoscritti
miniati dell’Italia del Quattrocento.
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