Gian Luca Pelloni Bulzoni, figlio adottivo di Raffaella Carrà, parla per la prima volta della sua adozione in occasione della presentazione della Fondazione Raffaella Carrà ETS, di cui è fondatore e presidente. Il racconto parte dal 22 aprile 2020, in pieno lockdown, quando alla Carrà venne diagnosticata la malattia. “Tocco un tasto un profondo”, premette, ricordando i giorni trascorsi all’Argentario (località amata dalla celebre cantante e conduttrice, morta nel 2021), la decisione di rientrare a Roma e l’appuntamento fissato per il 4 maggio con uno specialista. “Gli dicono che questo è uno dei più brutti tumori che poteva avere Raffaella, che era ai polmoni”. In quelle ore sospese, Pelloni la osservava scrivere in ufficio. “Le dissi: ‘Cosa stai scrivendo?’ E lei mi disse ‘il testamento'”. Una rivelazione che lui definisce “una botta tremenda”.
Il giorno successivo, davanti Sergio Japino (compagno di Carrà per oltre 15 anni, i due poi hanno continuato a lavorare insieme anche dopo la rottura), arrivò la richiesta che avrebbe cambiato tutto. “Mi chiamò in ufficio, mi disse: ‘Per portare avanti tutte queste cose che io ho fatto in tutti questi anni e conoscendomi tu perfettamente vorrei adottarti”. Una proposta che lo colse impreparato: “Mi ha preso veramente alla sprovvista”. Raffaella, però, gli lasciò il tempo di pensarci, con la determinazione che la caratterizzava: “Va bene, ti lascio tutto il tempo che vuoi, basta che me lo dici subito”. E lui, ancora frastornato, rispose semplicemente: “Ok, va bene”.
Pelloni Bulzoni poi ribadisce che l’adozione non sarebbe rimasta nascosta: era una scelta che prima o poi sarebbe stata condivisa pubblicamente. “La domanda sulla mia identità sarebbe stata inevitabile, da presidente della Fondazione”, dichiara rispondendo a chi gli chiede se il suo nome sarebbe comunque emerso anche senza il contenzioso legale relativo al musical ‘Ballo Ballo’, nato per abbinamenti promozionali giudicati non idonei, come l’offerta di biglietti legata a promozioni di cibo e bevande.
Precisa inoltre un aspetto legato alle sue origini: “I miei genitori non ci sono più: mio padre è morto nel 2004, mia madre nel 2016“. Sulla questione è intervenuta l’avvocato Barbara Giaquinto (per Carrà ha curato l’adozione): “Il consenso genitoriale previsto in un procedimento del genere, quindi, non era necessario perché i gentori di Gian Luca non erano più presenti”. Inoltre, “la signora Carrà non era sposata, non aveva figli e non aveva bisogno di chiedere consensi. Il requisito della distanza d’età era rispettato, e soprattutto c’era la volontà da entrambe le parti di intraprendere un percorso insieme”.
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