Ambiente

Da vini, alcolici e aceti il Pil italiano guadagna 21,5 miliardi all’anno

today24 Gennaio 2024 24

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La filiera italiana del vino, dal campo al bicchiere, conta 38mila imprese e garantisce al Paese 21,5 miliardi di euro di fatturato diretto, di cui 10 miliardi derivanti dall’export. I conti del comparto sono contenuti nello Studio di filiera per i vini, gli spiriti e gli aceti realizzato da Nomisma per conto di Federvini. Sotto il profilo occupazionale, i lavoratori impiegati direttamente dalle aziende produttrici sono 81mila.

Ogni euro di valore aggiunto direttamente generato dalle imprese del settore, si legge nello studio, crea 4,2 euro nell’intera economia nazionale grazie agli impatti indiretti e indotti su altre filiere del made in Italy, dalla logistica al commercio al dettaglio, dalla ristorazione al settore immobiliare. «Le filiere che rappresentiamo assumono un rilievo strategico per il sistema economico italiano – ha detto la presidente di Federvini, Micaela Pallini – ma le nostre imprese ancora oggi sono molto esposte a incertezze di natura geopolitica, normativa, commerciale, inflattiva».

«Siamo consapevoli che numerosi sono i fronti in cui i vostri produttori sono impegnati – ha ricordato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, in un messaggio inviato alla presentazione del rapporto – la vendemmia 2023 rappresenta una delle più scarse dal secondo Dopoguerra, il fungo della peronospora mina le produzioni, le giacenze sono alte, mentre c’è una nuova guerra in Israele dopo quella in Ucraina. La crisi coinvolge tutti i paesi grandi produttori a causa della crisi climatica mondiale e dei nuovi equilibri commerciali ed economici internazionali». Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, promette invece al comparto il suo sostegno sui mercati internazionali: «La promozione e la tutela delle eccellenze italiane all’estero è una priorità del governo», ha ricordato.

In termini di export, i comparti di vino, spiriti e aceti italiani valgono il 19% di tutto l’export agroalimentare italiano. Alla bilancia commerciale agroalimentare apportano un saldo netto positivo di 8,4 miliardi di euro, l’apporto più alto tra tutti i comparti italiani del food&beverage. Il nostro Paese è oggi il primo esportatore mondiale a valore di aceti, con una quota sull’export globale del 37%, il primo per i vermut (34%) e il secondo per i vini fermi imbottigliati (22%) e i liquori (14%). Negli ultimi dieci anni l’Italia ha conosciuto una crescita del valore sui mercati esteri di oltre il 76%.

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Per quanto riguarda gli spiriti, il cuore della produzione nazionale si concentra in Piemonte, le cui imprese da sole producono oltre un terzo del fatturato nazionale del settore (1,7 miliardi di euro nel 2022) e occupano il 31% della forza lavoro. Secondo lo studio Nomisma, oltre il 90% delle imprese intervistate ha sostenuto negli ultimi tre anni investimenti per l’acquisto di beni strumentali, per la sostenibilità ambientale, per la formazione del personale e per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti.



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Scritto da: redazione

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