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Tecnologia

rimandata l’apertura della fabbrica di chip di Phoenix

today21 Luglio 2023

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Da una parte gli Stati Uniti hanno iniziato a spendere miliardi di dollari per creare nuove fabbriche e allentare la dipendenza dalle fonderie orientali, ma dall’altra non hanno chiuso le porte a una risorsa fondamentale come TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), il più grande costruttore di chip del pianeta, che sta mettendo in piedi due fabbriche negli Stati Uniti e più precisamente a Phoenix, in Arizona.

Il pieno appoggio del governo degli Stati Uniti per questa operazione riguarda la volontà ripristinare la leadership degli USA nel settore dei semiconduttori, ma ha con pochi dubbi a che fare anche con la necessità di evitare che l’eventuale invasione di Taiwan da parte della Cina, da sempre contraria all’indipendenza della piccola nazione insulare, si traduca in problemi di approvvigionamento di chip per gli Stati Uniti. Il piano, però, ha subito un ritardo. TSMC si è infatti trovata costretta a rinviare l’apertura della fabbrica principale di Phoenix dal 2024 al 2025 e questo a causa della mancanza di manodopera specializzata, almeno secondo quanto affermato dal presidente della compagnia, Mark Liu.

“…negli Stati Uniti non c’è un numero sufficiente di lavoratori qualificati con le competenze specialistiche richieste per l’installazione di apparecchiature in un impianto di semiconduttori.”

Mark Liu , presidente di TSMC

Il rinvio dell’inaugurazione della fabbrica TSMC principale di Phoenix, pensata per lavorare inizialmente su chip a 4 nanometri, non è cosa da poco. La compagnia sta facendo i conti con la saturazione delle linee di produzione dovuta all’esplosione nella domanda dei chip per l’intelligenza artificiale che non bastano, però, a compensare il calo della domanda di altri tipi di chip dovuto alla recessione del mercato. Da qui una situazione complicata che ha senza dubbio contribuito al un calo del 10% negli incassi e del 23% dei profitti nel secondo trimestre di quest’anno.

Di fronte a tutto questo il sito di produzione di Phoenix risulta molto importante e questo riguarda sia la prima fabbrica, tenuta sott’occhio da costruttori come AMD e NVIDIA, sia la seconda fabbrica, la cui apertura è fissata per il 2026, che si occuperà di chip a 3 nanometri. Questi, infatti, sono di grande interesse per Apple che si affida già in larghissima parte alle fabbriche di Taiwan di TSMC ed è interessata a produrre i chip a 3 nanometri per i propri dispositivi sul suolo americano.

Non sorprende, quindi, che il colosso semiconduttori taiwanese abbia deciso di intervenire direttamente sul problema della manodopera, pianificando l’invio di un contingente di tecnici da Taiwan per formare la forza lavoro locale. Inoltre, secondo quanto riportato il mese scorso da Nikkei Asia, TSMC avrebbe già radunato una task force di 500 lavoratori da mandare negli Stati Uniti per facilitare l’installazione di attrezzature specializzate.

Nel complesso la spesa complessiva per il sito TSMC in Arizona ammonterebbe a 40 miliardi di dollari. Un investimento enorme, il più grande di sempre per lo stato sud-occidentale degli Stati Uniti, che dovrebbe garantire una produzione complessiva di 600.000 wafer, sufficiente a quanto pare per coprire le richieste degli USA nonostante sia di gran lunga il cliente principale di TSMC. Basti pensare che il Nord America contribuisce per il 66% alle entrate dell’azienda taiwanese contro il 12% della Cina e contro il 7% della zona EMEA.



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Scritto da: redazione

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