(di Mirco Paganelli)
Camminare in mezzo a fossili di
balena che affiorano tra le dune del Sahara o tra rovine di
città perdute che narrano di utopie faraoniche. E poi ancora
cimiteri sconfinati come mari di cupole e oasi contadine
divenute culle d’arte. È l’Egitto inaspettato, lontano dai
riflettori di Luxor e dei resort sul Mar Rosso.
Questo è un “on the road” nel Medio Egitto, rurale e
millenario, che sfida la complessa burocrazia di un Paese
conservatore per toccarne l’anima più autentica. Viaggi di
questa portata – va precisato – non si possono organizzare in
autonomia: è indispensabile affidarsi a tour operator
qualificati per richiedere permessi e superare i continui
check-point di polizia.
Si parte dall’oasi di Fayoum, un esempio di quella ‘Nazione
di mezzo’ definita dallo storico Gamal Hamdan tra geografia
africana e influenze mediterranee e asiatiche. Ai suoi margini
si stendono le sabbie del Wadi Al-Hitan, la Valle delle Balene,
un oceano prosciugato in cui riposano da milioni di anni
giganteschi scheletri con accenni di arti posteriori. Poco
distante, dove il deserto alterna più livelli, l’aridità è
interrotta dalle inaspettate cascate di Wadi El-Rayan.
Un miracolo antropologico, all’interno dell’oasi, è Tunis,
villaggio rinato grazie alla ceramista svizzera Evelyne Porret.
Mahmoud Kamel, ricercatore locale, ricorda come la donna scelse
di vivere tra i contadini insegnando ai loro figli un mestiere
che ha trasformato l’intera comunità: “È stato l’amore, la
dedizione che aveva nel cuore a creare un cambiamento in questo
luogo”.
Scendendo a sud, nel governatorato di Minya, si giunge a Tel
al-Amarna. L’ispettore archeologico Hamada Kellawy riassume la
portata dell’utopia del faraone Akhenaton, che fuggì dalle
insidie politiche di Tebe per fondare una capitale destinata
all’adorazione del dio Sole: “Voleva creare una nuova religione
e così scelse un luogo vergine, protetto dalle montagne”.
Tra le falesie più a nord si aprono le spettacolari tombe di
Beni Hassan. Le pitture parietali hanno contributo a comprendere
pratiche e costumi dell’Antico Egitto. Una di queste propone il
primo contratto matrimoniale a noi noto. “Tutto a Beni Hassan
racconta la vita quotidiana – spiega l’ispettore Alaa Fathy -,
mostrando persino gruppi di stranieri provenienti dall’Asia con
abiti diversi dagli egiziani”.
Il popoloso capoluogo di Minya rappresenta l’anima più
conservatrice e agricola del Paese. Usata dagli sparuti
visitatori come base per esplorare il Medio Egitto, le
stringenti norme locali non consentono loro di uscire dagli
hotel senza accompagnatori. Da qui si prosegue per un panorama
inedito: la sterminata distesa di cupole di Zawiyyet
al-Mayyiteen. L’antico cimitero islamico circonda la ‘piramide
sbagliata’, l’unica edificata in tutto l’Egitto sulla sponda est
del Nilo.
La devozione si fa pietra nel monastero scavato nella roccia
di Gabal al-Teir. Padre Thawferes ne racconta la genesi: “È uno
dei luoghi più importanti della fuga della Sacra Famiglia che
riposò qui tre giorni”.
Non meno intensa è la devozione ad Al-Bahnasa, sperduta
cittadina sulla sponda ovest del Nilo in cui le fedi si
sovrappongono. Tra le animate e polverose vie del mercato si
cela il pino millenario sotto cui sostarono Gesù, Maria e
Giuseppe. E il cimitero islamico “è un vero e proprio museo
storico a cielo aperto che custodisce le spoglie dei Compagni
del Profeta”, sottolinea l’ispettore Mohamed Sayed. Non è
insolito trovare qui fedeli rotolarsi sulla sabbia per chiedere
la cura dalle malattie.
Lasciandosi alle spalle la lentezza e i silenzi del Medio
Egitto, di ritorno al Cairo è consigliato concedersi almeno un
paio di giorni per adattarsi alla congestione e al magnetismo
viscerale della metropoli che gli egiziani chiamano ‘Madre del
mondo’, ombelico culturale dell’universo arabo.
Nel dedalo di quartieri più decadenti si intuiscono le aspre
difficoltà nel conferimento dei rifiuti. Ma la città pulsa di
un’energia travolgente ad ogni ora. I più avventurosi lasciano
ai turisti le botteghe del Khan al-Khalili per disorientarsi nel
frastornante mercato di Attaba. Una capitale che sta guardando
al futuro con investimenti ingenti, come il ciclopico museo GEM
o la suggestiva Corniche sul Nilo, dove i locali illuminano le
sponde del fiume fino a tarda notte. Il silenzio di una felucca
che taglia il corso d’acqua rimanda alla vera anima dell’Egitto:
una dimensione senza tempo cullata per millenni.
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