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‘Scolpire la Luce’, l’arte di Pablo Atchugarry illumina Roma – Arte

today18 Maggio 2026 13

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(di Ida Bini)
Cinquantacinque sculture in marmo,
acciaio, alabastro, bronzo e legno illuminano le sale della
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma: sono
forme metamorfiche, quasi aerodinamiche, che evocano tracce
astratte di alberi, colonne, fiamme, corpi, panneggi e
architetture, e invitano alla contemplazione e alla
rigenerazione. Sono 55 magnifiche opere dello scultore Pablo
Atchugarry, uruguaiano di nascita e italiano di adozione, che la
Gnamc ospita dal 19 maggio al 21 giugno nell’esposizione ‘Pablo
Atchugarry. Scolpire la Luce’. Delle opere in mostra, tre sono
allestite nella scalinata della Galleria (‘Search for the
future’, ‘Viaje hacia los sueños’ e ‘Albero della vita’),
quattro sono distribuite nelle sale della collezione museale in
dialogo con i capolavori di Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto
Giacometti e Henry Moore e una, ‘Splendore’, è stata
appositamente concepita e realizzata per entrare nella
collezione permanente della Gnamc.

   
“Le sculture dell’artista – spiega il curatore Gabriele
Simongini – sono organismi, forme che si aprono alla vita, che
fioriscono; sono opere verticali che invitano a sollevare gli
occhi per guardarle, provocando una gioia primordiale,
istintiva, perché sono piene di luce, di energia, mai chiuse in
se stesse ma con una carica dinamica vitale e intima”. Il titolo
della mostra si rifà all’etimologia della parola ‘marmo’,
materia per cui Atchugarry è famoso in tutto il mondo, che
significa appunto ‘pietra splendente’: l’artista lavora la
materia per liberarne la luminosità interna, svelandone il cuore
segreto, partendo dal concetto di Michelangelo di scolpire ‘per
forza di levare’. Atchugarry plasma e ammorbidisce il marmo
creando eleganti forme dalle cui fessure e pieghe, simbolo di
intimità, escono luce, energia e movimento. “Le opere di
Atchugarry – spiega il curatore – racchiudono nelle linee e nei
colori la dinamicità dei futuristi come Boccioni e nei materiali
la bellezza della natura: sono organismi vitali di un
artista-giardiniere come lo erano Monet e Mirò, il cui rapporto
con la natura era mistico e speciale”. Accanto ai celebri marmi,
la mostra include dunque opere in legno ricavate da tronchi di
ulivi secolari, in bronzo smaltato con le vernici delle auto, in
alabastro, che valorizza la luminescenza, e in acciaio
specchiante, tutti materiali attraverso cui l’artista esplora
differenti modalità espressive: dall’intimità organica delle
forme sinuose dei tronchi scolpiti al potente aerodinamismo dei
bronzi, fino alle grandi sculture ambientali in acciaio che
dialogano con luce, aria e paesaggio.
Dopo dieci anni dall’ultima mostra romana ai Mercati di
Traiano e cinque da quella a Palazzo Reale di Milano, la Gnamc
di Roma ospita l’arte scultorea di Pablo Atchugarry, che è
‘interrogazione interiore, preghiera, invocazione, ricerca
dell’infinito’. “Nelle sue sculture – commenta Renata Cristina
Mazzantini, direttrice della Galleria – la durezza del marmo si
ammorbidisce: un fitto susseguirsi di fenditure ‘disciplinate’,
che solcano i volumi in profondità, ne sfaldano la granitica
compattezza. Creando ritmo e movimento attraverso l’alternarsi
di luci e di ombre, l’artista dona alle sculture allo stesso
tempo rigore e levità. Una sorta di ‘leggerezza ordinata’, che
ricorda solo apparentemente la plissettatura, in quanto simbolo
di sofisticata eleganza”.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



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Scritto da: redazione

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