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‘Metamorphoses’, l’arte di Wu Jian’an tra classicismo e taoismo – Arte

today24 Marzo 2026 31 2

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(di Ida Bini)
Dalla Metamorfosi di Ovidio alla
filosofia taoista, dalla cultura occidentale a quella orientale,
dall’antico al contemporaneo: il mondo artistico di Wu Jian’an
sul tema della trasformazione è in mostra al Museo Nazionale
Romano dal 25 marzo al 17 maggio con ‘Metamorphoses’. Visitare
l’esposizione, che raccoglie opere in cuoio e pelle traslucida e
sculture in vetro e carta realizzate con estrema precisione, è
come fare un viaggio immersivo nella storia e nel mondo del
classicismo greco-romano e in quello orientale taoista della
Cina che promuove l’armonia e la spiritualità. Più che una
visita, è una meditazione tra installazioni di grande dimensione
e opere realizzate con diversi materiali e tecniche di
innovazione materica, che uniscono sapientemente l’arte e
l’artigianato d’Oriente e d’Occidente. Le Aule X e XI-XIbis
delle Terme di Diocleziano ospitano opere che illuminano
l’eterna lotta umana per trovare il significato della vita nella
trasformazione, creando un ponte tra le intuizioni filosofiche
classiche e quelle spirituali taoiste.

   
“L’artista si interroga sulla vita, sulle trasformazioni
dell’esistenza – spiega Umberto Croppi, curatore della mostra
per la Fondazione Berengo – e lo fa partendo dalla mitologia e
filosofia cinesi e arrivando alla letteratura occidentale, da
Ovidio a Kafka, realizzando opere di grande impatto estetico,
perfettamente inserite negli ambienti simbolici delle terme”.

   
“Wu Jian’an ha subito apprezzato le Terme di Diocleziano –
prosegue il curatore – per le dimensioni, per la storia
mitologica del suo passato, per la bellezza che emana e per il
significato intrinseco del luogo, dove ci si spoglia e ci si
trasforma, e dove le sepolture richiamano il concetto stesso di
vita e morte. Insomma le terme sono un luogo coerente con la sua
ricerca artistica”. “In ‘Metamorphoses’ – commenta Federica
Rinaldi, direttrice del Museo Nazionale Romano che ospita la
mostra – Wu Jian’an si confronta con Ovidio sul tema delle
metamorfosi, concetto chiave per spiegare l’origine delle cose e
per riflettere sulle fragilità della condizione umana”. “Wu
Jian’an è un artista giovane ma già molto affermato – prosegue
Umberto Croppi – dalla sua esperienza veneziana della Biennale
nel 2017 si è avvicinato all’arte del vetro che ha trasformato
nel suo modo personale di plasmare la materia”. Dal vetro di
Murano soffiato si passa alle monumentali opere contemporanee,
ereditate dalle tradizioni artistiche cinesi, che utilizzano il
cuoio e la carta finemente lavorate con il ritaglio e il
collage. Le opere in pelle, che dimostrano un approccio
innovativo all’artigianato tradizionale cinese, creano
composizioni stratificate che mutano al variare delle condizioni
di luce; così come le sculture in vetro catturano momenti di
trasformazione in una forma trasparente. Entrambe le serie –
‘Masks’, 360 sculture intagliate nel cuoio, e ‘The Heaven of
Nine Levels’ – testimoniano la maestria tecnica di Wu,
mettendola al servizio di una visione artistica più ampia. Il
materiale impiegato in queste opere era utilizzato nell’antico
Oriente per realizzare tamburi, strumenti musicali ma anche
mezzi rituali di collegamento tra cielo, terra e umanità. In
mostra anche la serie ‘Incarnations’, opere intagliate su carta
da acquerello con strutture visive piene di dettagli e composte
da migliaia di figure sovrapposte; sette opere di ‘XíngTiān’,
metafora di una forza spirituale latente insita nell’esistenza
umana; quattro opere di ‘The Eternal Cycle – Running Through the
Seasons’ con le figure che incarnano la trasformazione ciclica
delle stagioni e lo scorrere del tempo; e la serie ‘Invisible
Faces’, composta da sculture in vetro soffiato, che sembrano
visitatori provenienti da un altro pianeta e, al tempo stesso,
reliquie di antichi miti che aleggiano nel mondo umano.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



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Scritto da: redazione

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