Se è vero che tutto è politica, il cinema non è esente da questo discorso. Nulla, in apparenza, collega un film come Scream 7 al dramma della Palestina, eppure un nutrito gruppo di attivisti pro-Pal ha preso d’assalto la premiere del nuovo capitolo della popolarissima saga horror. Il motivo, in realtà, è presto detto.
Alla protesta hanno preso parte numerosi gruppi di Los Angeles e dintorni come Entertainment Labor for Palestine, CODEPINK LA, Musicians for Palestine, Jewish Voice for Peace – Los Angeles: alla radice dell’indignazione degli attivisti c’è il licenziamento di Melissa Barrera, avvenuto durante gli inizi della produzione dopo le esternazioni in supporto della Palestina da parte dell’attrice (poco tempo dopo, come forse ricorderete, anche Jenna Ortega decise di lasciare il cast in segno di solidarietà per la sua co-star e la causa sposata da quest’ultima).
Un atteggiamento, quello di Paramount (che all’epoca giustificò la cosa con la politica della “tolleranza zero nei confronti dell’antisemitismo o dell’incitamento all’odio di qualunque tipo“) che non è andato giù a molti, come dimostrano i cartelli con i quali, alla premiere, gli attivisti hanno accusato gli studios di avere una vera e propria lista nera di attori che si sono espressi in maniera critica nei confronti del governo israeliano. Al netto delle proteste, comunque, Scream 7 ha esordito malissimo su Rotten Tomatoes.
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