Da quando Cime Tempestose di Emerald Fennell è arrivato nei cinema di tutto il mondo a San Valentino, ha incassato più di 90 milioni di dollari. In Italia, il film con protagonisti Margot Robbie e Jacob Elordi ha superato i 5 milioni di euro. Nonostante la critica lo abbia bocciato (qui trovate la nostra recensione di Cime Tempestose) e il pubblico sia diviso a metà – vuoi o meno per un attaccamento morboso all’opera originale di Emily Brontë – il film ha “spaccato” il cinema e i discorsi attorno a questo titolo: lo si legge molto bene nell’exploit commerciale della pellicola, figlio anche di un’operazione di marketing riuscitissima.
Con una costruzione a tavolino, il pubblico ha creduto (o abboccato) ai due attori che dicevano di aver sviluppato un attaccamento morboso durante le riprese, innamorati come le loro controparti di Cathy e Heathcliff. E poi le ossessioni tirate in ballo durante la promozione e i gesti affettuosi scambiati sui red carpet delle premiere mondiali hanno trovato il favore di un pubblico voglioso di questa estetica disturbante, che riadatta gli archetipi classici che attirano non tanto per il loro fascino, ma per il loro essere respingenti quando ci parlano dei sentimenti e ci mostrano i personaggi che vivono questi luoghi. Ma come ha fatto Emerald Fennell a trasformare una pietra miliare della letteratura come Cime Tempestose in un fenomeno così “aggressivo” da dominare le sale di tutto il mondo?
Parola d’ordine: provocare
Emerald Fennell sin da dopo Saltburn è diventata nota per uno stile visivo smaccatamente eccessivo e provocatorio, e Cime Tempestose non è da meno con le sue originali atmosfere gotiche che si mescolano a toni pop che stimolano i sensi. Come in un moodboard, ogni scena del film è studiata per stuzzicare lo sguardo: merito anche del direttore della fotografia Linus Sandgren, che torna a collaborare con la regista utilizzando colori saturi, lussureggianti e dichiaratamente irreali.


Fennell gioca con sé stessa e il suo stile provocatorio: goccioline di sudore lungo una schiena martoriata dai segni delle fruste, bava di lumaca sul vetro, sangue di maiale che imbratta l’abito di Cathy… Sono segnali pop che rimandano ad un videoclip musicale (come quelli di Charli xcx che ha curato la colonna sonora) più che ad un classico della prima metà dell’ottocento. La regista stessa ha definito “primordiale e sensuale” la sua versione di Cime Tempestose, in continuità con Una donna promettente e Saltburn. L’intento è ormai esplicito: scandalizzare, sin dai titoli di testa, con linguaggi contemporanei, così da turbare il pubblico del 2026 allo stesso modo in cui il romanzo originale di Brontë aveva sconvolto i critici del 1847.
Cime Tempestose è un classico contemporaneo
Questo stile parla la lingua della nostra cultura, orientata al piacere visivo che del classico ne riconosce la forma soprattutto quando ha il volto del pop contemporaneo: il successo di Bridgerton su Netflix non è un paragone azzardato. Il pubblico ha saputo cogliere subito questo aspetto. Non è letteratura, ma una versione fatta per piacere ai sensi: ogni fotogramma sa corteggiare lo spettatore.

Così come qualche lettrice, da qualche parte nel mondo, potrebbe dire che ne La campana di vetro di Sylvia Plath ci vede un Sex and the City anni ‘50, così la Fennell racconta la versione che si è immaginata leggendo il celebre romanzo di Emily Brontë. Questo dimostra che la regista conosce molto bene il suo pubblico, perché proietta le fantasie di intere generazioni di lettrici come in una fan fiction ad alto budget. Un voyeurismo diretto raccontato con poche reticenze, come in Saltburn.
Le prospettive di un film divisivo
Le prime reazioni avevano incasellato Cime Tempestose in un “o lo ami o lo odi” tipo di film, e questo di solito spinge il pubblico verso la più prudente attesa dello streaming. Ma questa polarizzazione ha invece innescato lo scenario opposto: la necessità di vederlo di persona. L’interesse è autentico e impossibile da ignorare. Quando poi un film è prodotto, scritto, diretto e interpretato prevalentemente da donne, è naturale che attiri con forza quello sguardo. Non deve sorprendere, quindi, che anche il pubblico pagante si sia rivelato in larga maggioranza femminile.

Cime Tempestose è stato progettato fin dall’inizio per un pubblico “globale”, oltre quello del romanzo originale. Pensato più per lo spettatore contemporaneo, è un Wuthering Heights come non si era mai visto (o forse, visti i risultati, come molti l’avevano segretamente sempre desiderato).
Emerald Fennell ha osato, premendo sui nervi scoperti di un pubblico sensibile all’opera originale, ma sempre pronto a farsi sedurre ed essere preso per la gola – o meglio, per gli occhi. Il pubblico ha risposto: l’estetica dichiaratamente distante e respingente si è rivelata il suo punto di forza capace di attrarre spettatrici e spettatori in cerca di un’esperienza diversa.
