Sylvester Stallone ha costruito una carriera che ha letteralmente definito il cinema action moderno. Da Rocky a Cliffhanger, da Cobra a I mercenari, il suo volto e il suo corpo sono diventati sinonimo di un certo tipo di eroismo fisico, diretto, spesso muscolare. Eppure, tra tutti i film che lo hanno reso una leggenda del genere, ce n’è uno che lo stesso Stallone considera il suo miglior action in assoluto.
Per l’attore, il suo film d’azione più riuscito non è un’esplosione continua di mitragliatrici e slogan iconici, ma il primo, struggente capitolo della saga di Rambo. Uscito nel 1982 e diretto da Ted Kotcheff, First Blood è un film profondamente diverso dall’immaginario che oggi associamo al personaggio di John Rambo.
In questo primo film, Rambo non è ancora una macchina da guerra. È un uomo spezzato. Un reduce del Vietnam che vaga senza una meta, segnato dal trauma, dal lutto e dall’abbandono. ed l’ultimo sopravvissuto del suo plotone e lo scopre all’inizio del film, quando si reca a trovare la vedova di un compagno morto a causa delle conseguenze dell’Agente Arancio. Non c’è gloria, non c’è patriottismo. C’è solo una malinconia profonda e silenziosa.
Rambo arriva a piedi in una piccola città, non cerca problemi, non cerca vendetta. È il mondo intorno a lui a respingerlo. Lo sceriffo locale, interpretato da Brian Dennehy, lo umilia, lo provoca, lo arresta senza motivo. È in quel momento che qualcosa si spezza. La violenza non nasce da un desiderio di combattere, ma dall’impossibilità di fuggire da un passato che torna a galla con brutalità.
Ripensando a First Blood, colpisce quanto John Rambo sia un personaggio taciturno, infatti parla pochissimo, Stallone costruisce la sua interpretazione quasi esclusivamente attraverso il corpo, lo sguardo, i movimenti. È un’interpretazione fisica nel senso più puro del termine, e proprio per questo, secondo Stallone, è un vero film d’azione.
In un’intervista a GQ, l’attore ha dichiarato che considera Rambo il miglior film action che abbia mai realizzato, definendolo uno dei primi esempi di azione “pura”. Non perché pieno di dialoghi memorabili, ma perché tutto passa attraverso l’azione stessa: gli inseguimenti, le fughe, le sparatorie, ma anche i silenzi, le esitazioni, la tensione costante.
Questa visione del personaggio nasce anche da un profondo intervento di Stallone sulla sceneggiatura originale. Il copione iniziale dipingeva Rambo come un assassino instabile, affetto da un disturbo post-traumatico estremo, che arrivava persino a uccidere civili e bambini. Il finale prevedeva la sua morte per mano del suo ex comandante. Stallone rifiutò questa versione e decise di riscriverla, diventando coautore del film.
La sua idea era semplice rendere Rambo non un mostro, ma una vittima dei traumi della guerra. Un uomo che cerca disperatamente di non combattere, spinto alla violenza solo dall’arroganza e dall’ottusità dell’autorità che lo circonda. Questa scelta cambia completamente il senso del film, trasformandolo in una tragedia umana travestita da action.
Il momento che più di tutti riassume questa visione arriva nel finale, che dopo la distruzione della città e il caos totale, Rambo si ritrova faccia a faccia con il suo ex colonnello, interpretato da Richard Crenna. Qui il personaggio crolla. Piange, urla, racconta il dolore che lo divora, i compagni morti, l’impossibilità di adattarsi alla vita civile. È una scena devastante, lontanissima dall’eroismo stereotipato che il personaggio avrebbe incarnato negli anni successivi.
Stallone ha anche spiegato di aver immaginato John Rambo come un personaggio nello spettro autistico, un uomo incapace di elaborare e comunicare le proprie emozioni in modo convenzionale. Questa lettura rende ancora più potente la sua incapacità di reagire “normalmente” e dà al suo monologo finale una profondità rara per il genere.
Con i sequel, soprattutto Rambo II e Rambo III, gran parte di questa complessità è andata persa, sostituita da un’iconografia più spettacolare e patriottica. I film ebbero enorme successo e contribuirono a costruire il mito, ma il personaggio cambiò radicalmente. Nonostante i ritorni successivi, First Blood resta un’opera unica, intensa, triste ed emotivamente devastante, capace di usare l’azione come linguaggio narrativo e non solo come intrattenimento.
Ed è proprio per questo che, secondo Sylvester Stallone, Rambo non è solo l’inizio di una saga leggendaria, ma il miglior film d’azione che abbia mai fatto.
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