(di Gina Di Meo)
La luce come strumento per
rendere visibili aspetti spesso trascurati della realtà che ci
circonda, come le diverse crisi migratorie nel mondo. Con questa
missione, Bruna Esposito torna ad esporre a New York dopo 5 anni
e sceglie ancora una volta il palcoscenico di Magazzino Italian
Art a Cold Spring per presentare una mostra con opere inedite
per gli Stati Uniti.
Allestita nel Robert Olnick Pavilion, ‘Bruna Esposito: In
Light of Facts’ (allestita fino al 1 febbraio 2027) attinge
dalla serie Inconveniente (2014) e propone l’installazione
Oltremare (sotto terra vulnerabili) (2006-2011). Curata da
Nicola Lucchi, tra l’altro direttore di Magazzino, con opere in
prestito dalla galleria Wizard di Milano, la mostra si carica
più che mai di significati in particolare alla luce delle
politiche anti-immigrazione dell’amministrazione Trump. Non a
caso il titolo, ‘In the Light of Facts’ richiama l’espressione
italiana ‘alla luce dei fatti’ e in senso letterale getta luce
su realtà a volte nascoste oppure trascurate.
“La mostra – ha spiegato all’ANSA Lucchi – è organizzata
alternando spazi vuoti e spazi pieni delle pareti. Nel caso
dell’immigrazione, gli spazi pieni evocano confusione come
quando ci sono gli sbarchi, poi segue un momento di calma,
riflessione. Gli oggetti esposti evocano migrazioni e commerci
nel Mar Mediterraneo e altri spazi di transito globale, e
vengono rielaborati per proporre un confronto con temi quali il
movimento, il lavoro, la vulnerabilità, l’identità e le forme di
adattamento che caratterizzano la vita contemporanea”.
La mostra si sviluppa attraverso due ambienti interconnessi,
separati da una parete. Da un lato, le opere della serie
Inconveniente si compongono di coperte dorate isotermiche per
presidi medici di primo soccorso, tavoli da mercatini ambulanti,
dissuasori per uccelli, cellophane e altri materiali di
recupero, assemblati in configurazioni scultoree precarie.
Dall’altro lato, protetta dalla parete, la video-installazione
Oltremare (sotto terra vulnerabili) con la sua collana di
‘gallinelle’ sospese, crea un’atmosfera più raccolta e
contemplativa, modellata da suoni sommessi e movimenti
fluttuanti.
A proposito dell’utilizzo delle coperte isotermiche,
l’artista ha spiegato all’ANSA che sono un elemento che l’ha
colpita particolarmente anni fa guardando gli sbarchi in tv.
“Guardando le immagini – ha detto – notavo come venivano
impacchettati questi migranti, li vedevo tutti in fila
infreddoliti… la visione nella mia mente era quella di una
grande povertà che si rispecchiava nel colore dorato della
coperta, una contraddizione”. “Il mio auspicio per questa mostra
– ha sottolineato – è quello di suscitare nel visitatore
un’atmosfera di ‘inquieta calma’. Quando si entra in questa
stanza occorre un momento di adattamento, bisogna ‘rallentare’ e
osservare cose spesso poco confortevoli, ma attraverso la
riflessione l’occhio si aggiusta, si adatta”.
L’artista utilizza la luce come elemento attivo
dell’allestimento, capace di modificare la condizione emotiva e
percettiva delle opere. Superfici riflettenti, plastiche
semitrasparenti e immagini in movimento generano un ambiente
mutevole nel quale i materiali ordinari appaiono trasformati.
Senza imporre narrazioni univoche, la mostra invita il pubblico
a riflettere su come oggetti che evocano corridoi di flussi
migratori e commerci, punti di partenza e di approdo, possano
continuare a custodire tracce di esperienze collettive e
testimoniare la presenza umana.
“Quella con Bruna Esposito è un’amicizia di lunga data, nata
grazie a Dora e Mario Pieroni e fiorita attraverso l’esperienza
dell’Olnick Spanu Art Program – hanno sottolineato Nancy Olnick
e Giorgio Spanu, fondatori di Magazzino -. Anni dopo, è stato
per noi un grande piacere poter ospitare Altri Venti – Ostro
nell’ambito delle attività di Magazzino e siamo oggi lieti di
presentare al nostro pubblico una mostra che riflette pienamente
la missione del museo: promuovere la conoscenza di artisti
italiani il cui lavoro sa confrontarsi con le questioni del
nostro tempo senza rinunciare alla forza dell’immaginazione”.
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