Alcuni editori statunitensi e
internazionali starebbero valutando di bloccare l’accesso ai
propri siti web da parte dei sistemi di indicizzazione di
Google. La misura, secondo un report del Wall Street Journal,
sarebbe la risposta al calo di traffico proveniente dal motore
di ricerca, dopo l’introduzione delle risposte generate
dall’intelligenza artificiale che spingono le persone a restare
più tempo su Google e meno a cliccare sui link delle fonti. “Usa
Today, Politico, The Economist, People e Reuters stanno
valutando come, o se, continuare a collaborare con Google”,
scrive il Wall Street Journal.
Nelle cosiddette “panoramiche IA”, l’algoritmo di Mountain
View elabora e sintetizza le informazioni prelevate dagli
articoli per fornire risposte dirette e complete in cima alla
pagina dei risultati. Questa architettura trattiene l’utente
sulla piattaforma di ricerca, abbattendo la necessità di
cliccare sui link originali e compromettendo di fatto gli
introiti pubblicitari su cui si fonda il modello di business
dell’informazione online. Stando ai rappresentanti dei media
citati dal Journal, l’impiego di questa tecnologia decreta la
fine dello storico patto di reciprocità del web. Il tradizionale
scambio implicito prevedeva la concessione dei contenuti a
Google per l’indicizzazione in cambio di visibilità e traffico
costante. Di fronte all’utilizzo di testi protetti dal diritto
d’autore per l’addestramento dei modelli linguistici, senza un
adeguato ritorno in visite o una compensazione economica
formale, gli editori potrebbero considerare l’esclusione dai
risultati di Google come l’unica contromisura per tutelare i
propri interessi commerciali, portando i navigatori a dirigersi
direttamente sui loro siti invece di affidarsi alle risposte
dell’IA.
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