“I nostri risultati – afferma Maria Goncalves, co-autrice dello studio coordinato da Jonathan Corcoran – dimostrano che KCL-286 non solo agisce sul danno al Dna, ma riduce anche l’infiammazione: due processi che si verificano nelle fasi molto precoci della malattia di Alzheimer. Ciò ne evidenzia il potenziale come terapia in grado di modificare il decorso della malattia – aggiunge Goncalves – anziché limitarsi a trattarne i sintomi”.
KCL-286 attiva una specifica proteina che svolge un ruolo all’interno di una serie di reazioni chimiche deputate all’elaborazione della vitamina A. Questa proteina innesca l’espressione di geni coinvolti nella riparazione del Dna e, negli esperimenti effettuati su topi, ha ridotto l’infiammazione neuronale e l’attività immunitaria eccessiva. Inoltre, il fatto che il farmaco abbia già dimostrato di essere sicuro e ben tollerato dall‘uomo rappresenta un grosso vantaggio per la messa a punto di un nuovo possibile trattamento per l’Alzheimer: “Ciò ridurrà drasticamente – dice Corcoran – le tempistiche pluriennali tradizionalmente richieste per lo sviluppo di nuovi farmaci”.
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