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Il modello di business basato sugli abbonamenti per l’Intelligenza Artificiale sta affrontando una fase davvero critica. Il calo dei costi per token non è riuscito a compensare l’aumento esponenziale dell’utilizzo da parte degli utenti, creando uno squilibrio finanziario enorme per aziende come Anthropic e OpenAI.
Secondo un’indagine della società di ricerca SemiAnalysis, il costo reale generato dall’utilizzo intensivo delle IA è nettamente superiore al prezzo degli abbonamenti mensili. Se sfruttato al massimo delle sue capacità teoriche, il piano Claude Max 20x di Anthropic (venduto a 200 dollari al mese) consumerebbe circa 8.000 dollari in token. Ancora più marcato il divario per ChatGPT Pro 20x di OpenAI, che a fronte dello stesso canone mensile può generare un consumo massimo di circa 14.000 dollari.
Questo squilibrio incide pesantemente sui margini di profitto. Anthropic riesce a coprire i costi dei suoi piani base solo se l’utilizzo da parte dell’utente non supera il 20%, mentre OpenAI inizia a registrare perdite se l’uso dei piani standard oltrepassa l’11,4%. La situazione si aggrava per i piani di fascia alta: Anthropic azzera il margine lordo al 10% di utilizzo, mentre OpenAI va in passivo superato il 5,7%. Sebbene si tratti di un assetto insostenibile, un taglio delle funzionalità o un aumento dei prezzi appaiono al momento opzioni impraticabili per le due società.
Nel medio termine, l’entrata in funzione di nuovi data center dovrebbe abbattere i costi operativi dei modelli attuali. Tuttavia, i futuri “modelli di frontiera” rimarranno costosi da gestire e potrebbero essere resi disponibili esclusivamente tramite accesso API, con un pagamento basato sul consumo effettivo.
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Proprio l’accesso tramite API, necessario per sfruttare appieno le potenzialità di queste tecnologie, sta portando a un’esplosione dei costi aziendali. L’impiego di agenti IA autonomi richiede un numero di token notevolmente superiore alla media. Realtà come Microsoft, Meta e Amazon stanno riconsiderando l’uso intensivo di queste risorse, soprattutto dopo casi limite come quello di un’azienda anonima che, non avendo imposto limiti di utilizzo ai dipendenti, ha speso 500 milioni di dollari in un solo mese.
Per far fronte a queste spese, diverse società stanno adottando strumenti capaci di alternare i costosi modelli di punta con alternative open-source più economiche, come la cinese DeepSeek. Un report del Wall Street Journal stima che questa strategia dinamica possa ridurre i costi operativi fino al 95%.
La crescente disponibilità di alternative economiche e di sistemi di ottimizzazione sta mettendo sotto pressione i leader del settore, spingendoli a rivedere le proprie strategie. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha riconosciuto pubblicamente il problema sollevato dai costi dei token, affermando che l’azienda è alla ricerca di soluzioni per aiutare gli utenti a “ottenere più valore con una spesa minore”.
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Scritto da: redazione
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