A settanta anni dalla nascita e a
40 dalla morte del drammaturgo e regista Annibale Ruccello,
Castellammare di Stabia (Napoli) rende omaggio al suo illustre
cittadino con l’allestimento de ‘Le fiabe di Ruccello’ curato
dal regista Luciano Melchionna su testi adattati da Monica
Citarella. In due chiese di via Gesù, nel centro antico
stabiese, i racconti prendono vita nell’interpretazione di
Ingrid Sansone, Pako Ioffredo, Irene Isolani e Renato Bisogni. A
loro è affidato il compito di restituire al pubblico storie dal
sapore antico, raccolte da Ruccello tra l’ombra dei vicoli e i
porosi palazzi di tufo della sua città, matrici poetiche di
tutta la sua produzione teatrale.
Il percorso si articola in due segmenti distinti ma
speculari. Si comincia dalla Chiesa di Gesù e Maria, piccolo
gioiello d’arte barocca, con la prima parte che l’autrice
dell’adattamento intitola ‘Mamme, Madonne e poveri figli’. Qui
Ingrid Sansone e Pako Ioffredo seguono la regia di Luciano
Melchionna, abitando lo spazio sacro nella sua interezza e
utilizzandone le strutture originarie in un dialogo costante che
avvolge il pubblico presente. Dai transetti laterali ai
confessionali, dal retro dell’altare maggiore al pulpito –
muovendosi tra il maestoso dipinto della Madonna del Soccorso di
Luca Giordano e il grande affresco della Gloria di Cristo di
Vincenzo Galloppi – i due interpreti danno forma a racconti di
madri e figlie, riflessi di quel “matriarcato napoletano” più
volte riscontrabile nelle opere del drammaturgo, scomparso in un
incidente stradale nel 1986 a soli trent’anni. Dalla fiaba di
Catarinella a quelle della Mamma Cusetora e della Fanciulla
rubata dal sole, la scena restituisce figure materne, vive o
morte, pronte a proteggere la prole in un eterno ciclo di
metamorfosi e rinascita. Il pubblico viene poi guidato alla
vicina Chiesa del Purgatorio dove Irene Isolani e Renato Bisogni
portano in scena le ‘Fiabe dell’Aldilà e l’aldiquà’, tratte da
L’osteria del melograno, l’opera giovanile scritta da Ruccello
con il sodale Lello Guida nel 1976. Tra le storie spicca la
‘messa dei morti’, nucleo antropologico poi confluito nel
capolavoro ‘Ferdinando’ del 1984.
Attraverso una recitazione densa, il napoletano diventa la
lingua viscerale per toccare la viva ‘materialità del corpo’,
particolarmente evidente nel divertissement ‘Lo cunto dei
piriti’ e nelle fiabe della ‘jatta cummarella’, di Sciocà e del
‘mondo alla rovescia’. Lo spettacolo, prodotto da
TeatroNovanta-Gruppo Le Muse con il sostegno della Città di
Castellammare di Stabia, replicherà domani e sabato all’interno
del festival ‘Racconti per Ricominciare’ ideato da
Vesuvioteatro, con la direzione artistica di Claudio Di Palma e
la consulenza di Giulio Baffi.
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