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Cortafuego, la recensione del thriller spagnolo Netflix

today23 Febbraio 2026 68

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Thriller spagnolo in esclusiva su Netflix, il film racconta le ricerche di unabambina, scomparsa nel bosco mentre un devastante incendio si avvicina minaccioso.

Mara, rimasta recentemente vedova, si reca con la figlia Lide, il cognato Luis e la famiglia di lui nella casa di campagna tra i boschi, di cui era proprietaria col compianto marito, al fine di avviare le pratiche per la vendita. Quando della cenere cade dall’alto e i telegiornali danno notizia di un enorme incendio che sta devastando ettari ed ettari di bosco nella regione, i protagonisti di Cortafuego comprendono che è arrivato il momento di allontanarsi prima che il fuoco si avvicini ulteriormente.

Ma Mara si accorge che Lide è sparita nel nulla e dopo vane ricerche nei dintorni non si può fare altro che avvisare le autorità. Autorità che però ben presto devono interrompere le operazioni per via dell’incendio ora sempre più insidioso e fuori controllo, costringendo la madre affranta e i parenti acquisiti a chiedere aiuto al guardiacaccia Santiago, l’ultimo ad avere visto la piccola prima della scomparsa. 

Cortafuego: quando il fuoco brucia dentro e fuori

Non bruciano solo gli alberi

Ciò che inizia come una missione di salvataggio durante un’emergenza naturale dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche si trasforma progressivamente in una tesa battaglia psicologica, che ci mostra come i non detti e le paure più estreme possano trasformare radicalmente gli individui, qualora messi alle strette. La sceneggiatura riesce a non mostrare del tutto le proprie carte fino all’epilogo, trovando il giusto mezzo tensivo per tenere alto l’interesse del pubblico, tra false piste e colpi di scena pronti a smontare potenziali certezze.

Cortafuego: quando il fuoco brucia dentro e fuori

David Victori – regista spagnolo che si era già fatto notare per l’inquietante Non uccidere (2020) con Mario Casas e Milena Smit – orchestra questa situazione da immediato burn-out con una certa dimestichezza, innescando l’ombra del sospetto in un contesto reso già fortemente proibitivo dall’avanzare del fumo e delle fiamme. Un contorno infernale che aggiunge ulteriori spunti a ciò che poteva già apparire come un girone dantesco, dove la disperazione spinge anche individui miti a “perdere la testa”, accecati dal terrore e dall’ansia di perdere le persone più care. 
La rivelazione si affida a soluzioni non certo nuove, ma la mancanza di un’effettiva originalità viene compensata dalla costruzione dei personaggi e dalle interpretazioni di un cast pronto a calarsi con il giusto piglio nei rispettivi ruoli.

Cortafuego: quando il fuoco brucia dentro e fuori

Belén Cuesta, vincitrice del Premio Goya per il notevole dramma storico La trincea infinita (2019), infonde la giusta densità drammatica a questa madre già provata dal recente lutto, ora alle prese con una tragedia in divenire da evitar ad ogni costo. Joaquín Furriel nelle vesti di Luis dona carattere e ambiguità al cognato pronto a tutto, mentre la figura di Santiago – che ha il volto di Enric Auquer – è probabilmente la più riuscita, capace di destare le corrette sfaccettature in un elemento chiave del racconto.

Dimmi la verità

La svolta di metà visione “cambia pelle” alla pellicola, con il dualismo che non è più soltanto natura contro uomo, ma anche uomo contro uomo, dando il via a interessanti parallelismi che rendono quel devastante incendio degno di propensioni metaforiche inaspettate. Il pericolo in agguato frammenta ulteriormente il microcosmo narrativo, diventante specchio di un contemporaneo più esteso, dove per erodere la fiducia ci vuole poco o nulla e la differenza tra alleati e nemici è in un battito di ciglia. Frutto della manipolazione che i social network e le teorie cospirazioniste hanno aumentato nella popolazione, e che qui si ritrova alle prese con una situazione sì in parte archetipica, ma altrove derivante proprio da un mondo dove “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”.

Cortafuego: quando il fuoco brucia dentro e fuori

Un gioco di paranoia, che ancor più che il fuoco brucia i legami tra i protagonisti, instradandoli su una strada la cui via di ritorno si fa minuto dopo minuto sempre più lontana, salvo lasciare almeno un sussulto di speranza in quell’epilogo dove i conti forse torneranno nuovamente per un quieto vivere, per quell’andare avanti catartico che era ampiamente richiesto fin dalle premesse. E al quale Cortafuego, piaccia o meno, non poteva negarsi

 

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Scritto da: redazione

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