Cinema

Super Mario Bros, nessuno aveva rispetto del regista sul set del 1993

today14 Ottobre 2025 21

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Nel 1993 uscì Super Mario Bros., il tentativo cinematografico di trasformare in film l’iconico videogioco Nintendo. Oggi il film è ricordato come un cult stravagante, ma all’epoca fu accolto con un misto di incredulità.

Invece del solare Regno dei Funghi popolato da tubi, funghi giganti e principesse da salvare, gli spettatori trovarono un mondo cupo, industriale, simile a un incrocio tra Blade Runner e un cantiere post-apocalittico. I dinosauri erano diventati umanoidi minacciosi, i Goomba erano enormi mostri con teste sproporzionate e cappotti lunghi, e i fiori magici dei videogiochi erano trasformati in lanciafiamme portatili. Per i fan dei giochi, la delusione fu immediata. Nulla ricordava le avventure che li avevano appassionati per anni.

Il vero dramma, però, si svolgeva dietro le quinte. La produzione del film fu turbolenta e caotica. Gli attori principali, Dennis Hopper e Bob Hoskins, si scontrarono costantemente con i registi Rocky Morton e Annabel Jankel. Hopper, ad esempio, rinunciò quasi completamente a preparare il suo personaggio, convinto che qualsiasi lavoro sarebbe stato vanificato dalle continue riscritture del copione. “Probabilmente sarà riscritto di nuovo”, disse Hopper. “Quindi vado scena per scena e improvviso”.

Hoskins adottò un approccio simile. Essendo i copioni in continuo cambiamento, non aveva senso studiare Mario in profondità. Limitandosi a recitare quanto necessario, ammise che la cosa deluse suo figlio, grande fan dei videogiochi: “Mio figlio era triste perché non sapevo nemmeno giocare a Mario”, raccontò. “Come avrei potuto prepararmi per il ruolo? Avevo la giusta corporatura, i baffi e avevo fatto un breve apprendistato come idraulico, ma niente di più”.

Anche John Leguizamo, che interpretava Luigi, visse la stessa frustrazione. Ogni giorno riceveva un copione completamente nuovo e doveva adattarsi senza sapere cosa fosse successo il giorno precedente. “Nuove pagine, ogni giorno. È come aspettare le notizie. Non sai cosa sia successo ieri e improvvisamente tutto cambia”, dichiarò l’attore, descrivendo perfettamente il clima di caos sul set.

Non erano solo gli attori a lamentarsi. Dean Semler, direttore della fotografia, si trovò a dover seguire indicazioni dettagliatissime dei registi su luci, lenti e angolazioni di camera. Semler, abituato a dirigere set complessi, si chiese a più riprese: “Perché mi avete assunto se poi devo seguire ordini così restrittivi?”

Il cast e la troupe svilupparono una forte antipatia nei confronti dei registi. Morton e Jankel, coppia creativa già nota per la serie TV Max Headroom, vennero soprannominati “Rockabel” o “The Hydra” per le loro molteplici direttive spesso contraddittorie. Il set era diventato un luogo in cui attori e tecnici si sentivano impotenti di fronte al costante cambiamento dei piani. Nonostante ciò, i registi e il produttore Fred Caruso sostenevano che le riscritture continue fossero necessarie. Il videogioco originale non aveva trama, né personaggi complessi. Ogni elemento cinematografico doveva essere creato dal nulla.

Il film, alla fine, non brillò al botteghino. Costato 48 milioni di dollari, ne incassò meno di 39. Eppure, nonostante il flop, Super Mario Bros. ha conquistato negli anni un pubblico di appassionati, diventando un cult per la sua originalità e la follia creativa. Le strane scelte visive, i mostri sproporzionati e l’approccio oscuro all’universo Nintendo rendono oggi il film un esempio unico di adattamento videoludico.

Guardando indietro, è impossibile non ammettere che, malgrado tutto il caos sul set e le tensioni tra cast e regia, Super Mario Bros. (3 personaggi della saga che meriterebbero il proprio spin-off) rappresenti un tentativo coraggioso di sperimentare con il cinema mainstream.





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Scritto da: redazione

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