Il film Il Processo di Norimberga, con Alec Baldwin nei panni del procuratore Robert H. Jackson, ha riportato sullo schermo uno dei momenti più importanti della storia del XX secolo: il processo ai principali gerarchi nazisti. Diverse scene e ricostruzioni storiche, tuttavia, risultano imprecise o romanzate.
Una delle più evidenti riguarda la resa di Hermann Göring: nel film avviene il 12 maggio 1945 presso una base americana, mentre in realtà l’arresto avvenne il 6 maggio vicino a Radstadt da parte della Settima Armata USA. Allo stesso modo, Albert Speer viene catturato, nel film, durante una conferenza a soldati americani, ma fu arrestato insieme a Dönitz e Jodl a Flensburgo.
In aula, gli errori non mancano: Wilhelm Keitel viene chiamato ammiraglio e non feldmaresciallo; Jackson viene mostrato come trionfatore al controinterrogatorio di Göring, mentre nella realtà la sua performance fu giudicata un disastro. Il Palazzo di Giustizia di Norimberga è descritto come sede della promulgazione delle leggi razziali del 1935, che furono invece proclamate durante un raduno del Partito Nazista.
Anche il rito processuale è stato semplificato: nel film le sentenze sono lette collettivamente con tutti gli imputati presenti, mentre in realtà ciascuno fu chiamato singolarmente. Le esecuzioni sono poi mostrate in modo edulcorato: nella realtà furono maldestre, con botole troppo piccole e cadute insufficienti a provocare la morte immediata.
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