I VOSTRI MESSAGGI
Marika artemas - i like the way you kiss me Ciao, grazie per tenermi sempre compagnia, volevo ascoltare Artemas, mi piace un casino. saluti da Porto San Giorgio Filippo Red Hot Chili Peppers - Californication ciao Radio FM, potete suonare Californication dei Red Hot Chili Peppers. Grazieeeee 😍 Manolo 883 - Se Tornerai Ciao Simone volevo augurare a te e a Paolo un a buona Pasqua volevo dedicare a Lisa che gli voglio tanto bene

Cinema

Michael Caine saluta il cinema così

today23 Giugno 2024 24

Sfondo
share close


L’ottantanovenne Bernie Jordan e sua moglie Rene vivono in una casa di riposo a Hove, in Inghilterra, dopo che la salute di lei è peggiorata e dipende dalle medicine salva-vita. Bernie ha partecipato in gioventù alla Seconda Guerra Mondiale nelle fila dell’esercito di Sua Maestà e vorrebbe ora presenziare al settantesimo anniversario del D-Day, ma scopre che i posti per i tour organizzati sono terminati. A dispetto dell’età, il protagonista non si fa scoraggiare e decide di partire “in solitaria” per raggiungere la meta prefissata.

D’altronde il titolo italiano Fuga in Normandia non lascia spazio a equivoci e il Nostro, armato di coraggio, di incoscienza e del suo inseparabile bastone, affida l’amata consorte alle premure dei medici e in gran segreto si incammina verso la Francia. A bordo del traghetto che da Dover lo condurrà all’agognata meta ha modo di conoscere il coetaneo Arthur, un veterano della RAF con il quale stringe amicizia e con cui continuerà il resto del viaggio.

Fuga in Normandia: per non dimenticare

Un’incredibile storia vera quella che viene raccontata in Fuga in Normandia che vide per assoluto protagonista questo anziano ex combattente nel 2014, tanto che il suo caso venne ampiamente trattato dall’opinione pubblica britannica al punto da farlo entrare nelle case di tutto il Regno Unito, e non solo. Qualche spettatore potrebbe avere un senso di déjà-vu in quanto soltanto poche settimane fa su Sky era stata trasmessa una pellicola ispirata alla medesima vicenda: stiamo parlando di The Last Rifleman – Ritorno in Normandia (2013), uscita in realtà in territorio anglosassone qualche settimana dopo.

Nel nostro Paese è quindi Fuga in Normandia il ritardatario, ora arrivato in sala per raccontarci quest’avventura agée per tutta la famiglia, che vanta un approccio maggiormente drammatico e nostalgico rispetto all’omologa produzione appena citata. Produzione che nel ruolo principale vedeva un Pierce Brosnan invecchiato da trucco e parrucco e che in quest’occasione può contare invece su un attore effettivamente novantenne, ovvero sir Michael Caine, alla sua ultima interpretazione prima dell’annunciato ritiro. Il film segna non soltanto il suo definitivo canto del cigno, ma anche quello della sua collega Glenda Jackson, che non ebbe nemmeno il tempo di vedere la pellicola ultimata in quanto scomparsa nel giugno dello scorso anno.

Tra passato e presente

Sono proprio i due straordinari interpreti, cavalli di razza, i motivi di principale interesse di un film altrimenti semplice e gradevole, privo di eccessive ambizioni se non quella di raccontare con tatto e sensibilità un’ostinazione dal sapore universale, con le motivazioni che hanno spinto Jordan alla sua personalissima missione che si tingono di note antibelliche, con un paio di passaggi struggenti che risuonano come un monito contro tutte le guerre, contemporanee e future.

Fuga in Normandia decide di intessere quell’aura ulteriormente malinconica con quella manciata di flashback che riportano i due anziani sposi indietro nel tempo, ai giorni nei quali si erano conosciuti e al conseguente periodo trascorso sul campo di battaglia da parte di lui, con i vari drammi annessi riconducibili alla tragicità del conflitto che ha richiesto il sacrificio di così tanti uomini e ragazzi. Esplicativo l’incontro tra il protagonista e una comitiva di coetanei tedeschi, anch’essi in Normandia per ricordare privatamente i loro compagni caduti, all’insegna di una sorta di tardiva fratellanza volta a cancellare quel passato di contrasti e ad accendere la speranza per un futuro di pace tra i popoli, oggi sempre più a rischio.

A tratti l’ora e mezzo di visione appare parzialmente didascalica e la regia di Oliver Parker, suo l’Othello (1996) con Kenneth Branagh ma anche Johnny English Reborn (2011) con Rowan Atkinson, sceglie volutamente di non pendere né dal lato eccessivamente drammatico né sull’anima leggera, finendo però per risultare più impersonale del previsto.

Per altri titoli usciti recentemente in sala, recuperate la nostra rubrica sulle uscite al cinema di giugno 2024.



.

Scritto da: redazione

Rate it

Classifica

Tracklist completa

ASCOLTACI CON LE NOSTRE APPLICAZIONI

0%