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Ambiente

L’Italia ha perso 4,15 milioni di quintali di prodotti agricoli per la cementificazione

today17 Giugno 2024 20

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Tra cementificazione e altre forme di consumo di suolo, tra il 2012 e il 2021 l’Italia ha perso quasi 4,15 milioni di quintali di prodotti agricoli. È quanto emerge da un’analisi del Centro Studi Divulga in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, che ricorre lunedì 17 giugno. Le riduzioni maggiori hanno interessato i seminativi come il grano, con 2,8 milioni di quintali persi, seguiti dai foraggi (-899mila quintali), dai frutteti (-193mila), dai vigneti (-156mila) e dagli oliveti (-126 mila).

Tra le forme di consumo di suolo non c’è solo la cementificazione: erosione idrica ed eolica, cambiamento climatico, incendi e l’installazione di impianti fotovoltaici a terra stanno contribuendo in modo sostanziale a ridurre i terreni coltivabili. In Italia, secondo il Centro Studi Divulga, se la velocità di consumo dovesse mantenersi costante, entro il 2050 potrebbero essere persi altri 198mila ettari, un’area maggiore delle province di Milano e Trieste messe insieme.

L’altro fattore che aumenta il tasso di desertificazione delle campagne nazionali è la siccità. L’estate che tarda ad arrivare al Nord non deve trarre in inganno: l’Italia oggi è un Paese letteralmente spaccato in due dalla linea dell’aridità. Secondo i dati di The European House – Ambrosetti 12 regioni si trovano già in una condizione di alto stress idrico: Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia sono le più esposte in assoluto, seguite nell’ordine da Campania, Lazio, Marche e Umbria, Toscana, Molise, Sardegna e Abruzzo. Nella graduatoria della mancanza d’acqua l’Italia è oggi il quarto Paese dell’Unione europea per stress idrico, con un indice di 3,3 su 5. Solo Belgio (4,4), Grecia (4,3) e Spagna (3,9) presentano valori peggiori. Secondo le stime degli esperti, entro il 2030 lo stress idrico si intensificherà ulteriormente in alcune regioni italiane, vale a dire Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Marche.

Le ripercussioni di questo scenario sull’agricoltura sono già rilevanti. La produzione di miele si è ridotta del 70%, del 63% quella delle pere e del 60% le ciliegie. Le risorse idriche rinnovabili si ridurranno ulteriormente del 40% entro il 2100, con picchi di riduzione del 90% nel Mezzogiorno. La quantità d’acqua persa nel 2022 – calcola il libro bianco di The European House Ambrosetti – è pari a quella necessaria per irrigare circa 641mila ettari di terreno, un’area corrispondente all’intera superficie agricola del Lazio o paragonabile all’acqua consumata annualmente da oltre 14 milioni di persone, ovvero gli abitanti di Lombardia e Piemonte messi insieme.

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Anche dall’osservatorio dell’Anbi (che riunisce i consorzi di bonfica e le autorità di gestione dei bacini idrici) arrivano dati preoccupanti sulla disponibilità di risorse idriche delle regioni italiane: il 70% della superficie della Sicilia, colpita quest’anno da una drammatica siccità presenta un grado medio-alto di vulnerabilità ambientale; seguono il Molise (58%), la Puglia (57%) e la Basilicata (55%). Sei regioni (Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania) presentano invece una percentuale di territorio a rischio desertificazione compresa fra il 30% e il 50%, mentre altre 7 (Calabria, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Veneto e Piemonte) sono fra il 10% ed il 25%. «In Italia siccità straordinarie si stanno ripetendo anno dopo anno, alternate lungo l’intera Penisola – spiega il direttore generale dell’Anbi, Massimo Gargano – i riflessi sugli ecosistemi e sulla produzione di cibo sono pesanti».



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Scritto da: redazione

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