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Ambiente

L’alluvione mette a rischio i semi per i campi di tutto il mondo

today24 Maggio 2023 1

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L’alluvione in Romagna avrà conseguenze su tutta l’agricoltura mondiale perché ai contadini di molte latitudini verranno a mancare i semi di barbabietola da zucchero e coriandolo, quelli di cavoli e di erba medica. L’Italia è il secondo produttore di sementi in Europa, ed è anche tra i più importanti a livello mondiale, insieme al Cile, all’Australia, alla Francia e alla Nuova Zelanda. Nel nostro Paese il comparto sementiero vale un miliardo di euro all’anno.

Il cuore produttivo in Romagna

Prendiamo per esempio i semi per la barbabietola da zucchero: da sola, l’Emilia Romagna garantisce il 60% del fabbisogno mondiale e il 40% di questa produzione è localizzata proprio nelle zone interessate dalle inondazioni: «I tragici avvenimenti degli ultimi giorni – spiega il direttore di Assosementi, Alberto Lipparini – hanno causato danni ingenti e non ancora quantificabili, che avranno importanti ricadute negative sul comparto sementiero, con effetti che si trascineranno anche nei prossimi anni».

Proprio a Cesena ha sede lo stabilimento della cooperativa Cac, tra i più grandi produttori di semi della Romagna e quindi d’Italia. Duemila i soci, due dei quali hanno perso la vita nei giorni scorsi proprio per la violenza dell’acqua, «e questo è il mio primo pensiero», dice il presidente, Giovanni Piersanti. La conta dei danni è ancora in corso, come per il resto dell’agricoltura finita sott’acqua ci vorrà una quindicina di giorni per capire quante piante sono marcite. «I nostri soci hanno diversi ettari di colture irrecuperabili – racconta Piersanti – girasole, soia, cavoli e cetrioli ibridi soprattutto. Il 40% delle barbabietole è finito sott’acqua: alcune per un giorno, altre di più, ancora non possiamo sapere quanto seme riusciremo a recuperare. Per il basilico sarebbe il momento della semina, ma con i campi così ci abbiamo rinunciato».

L’export è il 75%

Cac esporta il 75% dei propri semi: ha grandi clienti in Olanda e in Giappone soprattutto, ma anche in Cina, nel Sudest asiatico, in America e nel resto dell’Europa. «Ci troveremo a dove gestire una diminuzione di prodotto – dice il presidente – e una parte di quello che raccoglieremo potrebbe essere di qualità inferiore a quello cui siamo abituati di solito. Per esempio, dovremo capire se i semi finiti sott’acqua, a livello sanitario, saranno validi o meno. So già che i clienti a cui quest’anno non daremo una risposta adeguata, per questa volta si rivolgeranno ai loro fornitori dell’emisfero australe. La cosa più importante sarà dimostrare che siamo efficienti nel ripartire, solo così manterremo la loro fiducia per gli anni a venire».

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Scritto da: redazione

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