I gravi scontri avvenuti in queste ultime ore in Nepal tra la popolazione e le forze dell'ordine ha portato il governo locale a ritirare il blocco dei social, deciso la settimana scorsa a seguito della pubblicazione di post che denunciavano la corruzione pubblica e lo stile di vita sfarzoso dei figli dei politici. Per zittire la campagna anti-governativa "nepo kid" il primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli aveva messo offline 26 piattaforme, inclusi Facebook e YouTube.
Lo stop ai social ha fatto scoppiare violenti proteste che hanno causato 22 morti. Ieri sera è stata presa la decisione di revocare il divieto per "rispondere alle richieste della Generazione Z" scesa in piazza. Il governo aveva inizialmente giustificato la censura dichiarando che le piattaforme coinvolte non avevano rispettato la scadenza per la registrazione presso il Ministero delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione, aggiungendo che la volontà era quella di contrastare le fake news, l'incitamento all'odio e le frodi online.