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>>>ANSA/ L’IA spacca Hollywood, Scorsese guida il fronte a favore – Future Tech

today3 Giugno 2026 7

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(di Antonino Caffo)
Amore e odio. Quello tra Hollywood
e l’intelligenza artificiale è un rapporto complicato,
impossibile per molti, intrigante e non privo di sorprese per
altri. L’ultimo esempio è Martin Scorsese, icona del cinema
internazionale, entrato come socio e consulente di Black Forest
Labs, una startup specializzata nella generazione di immagini e
video tramite modelli di IA. Il regista userà la tecnologia
della compagnia tedesca per creare gli storyboard, gli schizzi
visivi che raccontano un film prima che venga girato.

   
“Ricordiamoci che il cinema è un mezzo giovane, ha circa 125
anni, quindi dobbiamo essere aperti a come può evolversi”, ha
spiegato Scorsese sul blog di Black Forest Labs che racconta la
collaborazione.

   
Scorsese non è il solo volto noto di Hollywood pro-IA.

   
James Cameron, il regista di Avatar e Terminator, è entrato nel
2024 nel consiglio di amministrazione di Stability AI, la
società dietro il modello Stable Diffusion. Cameron ritiene che
i cineasti debbano abbracciare l’IA per tagliare i costi degli
effetti speciali ma senza stravolgere il ruolo dell’attore,
“l’IA ci obbliga ad alzare l’asticella a un livello di
disciplina molto elevato e a continuare a essere creativi e
fuori dagli schemi. L’atto della performance, l’atto di vedere
un artista creare in tempo reale, diventerà sacro”, aveva detto
in occasione dell’uscita del terzo capitolo di Avatar, ‘Fuoco e
Cenere’.

   
L’approccio pragmatico alla transizione tecnologica sta
guadagnando consensi nel settore. “Ho sempre pensato che
l’opposizione generi altra opposizione”, le parole di Demi Moore
durante una conferenza stampa al Festival di Cannes del 2026 che
si è chiuso a fine maggio. “L’intelligenza artificiale è già una
realtà. Combatterla significa combattere una battaglia che
perderemo”.

   
Dall’altra parte della barricata c’è Guillermo del Toro. Il
regista messicano ha costruito la sua opposizione all’IA in modo
progressivo e sempre più radicale. Alla presentazione del suo
Frankenstein su Netflix, ha detto senza giri di parole, “l’IA,
in particolare quella generativa non mi interessa, né mi
interesserà mai. Ho 61 anni e spero di riuscire a restare
disinteressato fino alla morte”.

   
Pochi mesi dopo, sul palco dei Gotham Awards, mentre accettava
il Vanguard Tribute insieme a Jacob Elordi e Oscar Isaac, ha
ringraziato cast e troupe per aver realizzato un film “fatto
deliberatamente da esseri umani, per esseri umani”.

   
Anche Steven Spielberg ha precisato di poter tollerare
l’intelligenza artificiale esclusivamente come strumento tecnico
accessorio, opponendosi all’eventualità che possa intervenire
nella scrittura delle sceneggiature o nella genesi delle storie.

   
E poi ci sono i sindacati. Nel 2023, la Wga, in rappresentanza
degli sceneggiatori statunitensi, e la Sag-Aftra, per gli
attori, hanno firmato nuovi contratti per prevenire la
sostituzione della forza lavoro umana e la conseguente
svalutazione economica e professionale degli iscritti. Contratti
in scadenza il 30 giugno e che andranno ridiscussi per evitare
un altro fermo.

   
Il livello di allerta resta alto, anche in Italia. A febbraio,
l’attore e doppiatore Luca Ward ha depositato il proprio timbro
vocale per tutelarsi dalle eventuali repliche non autorizzate
dell’intelligenza artificiale. A precederlo, qualche mese prima,
era stato Oscar Matthew McConaughey, con la registrazione di
otto marchi che proteggono non solo la sua immagine, ma anche il
timbro vocale e le celebri espressioni facciali. Una mossa non
solo etica ma che ha il sapore del business: da fine 2025,
McConaughey ha confermato di essere, da anni, investitore in
ElevenLabs, società software che sviluppa modelli per la
clonazione audio e la manipolazione del parlato.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



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Scritto da: redazione

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