Sostenibilità

Impollinatori e clima,  i risultati del progetto Life Beeadapt

today15 Maggio 2026 14

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Più di 100 alberi, 7.000 arbusti e piante messi a dimora, 33 ettari di prati fioriti e 65 beehotel. Sono tra i risultati ottenuti dal progetto Life Beeadapt, nei quattro anni di attività in cinque aree pilota, distribuite fra Lazio, Emilia-Romagna e Marche, presentati questa mattina a Villa Celimontana, presso la sede romana del Crea, in occasione della conferenza finale del progetto. Co-finanziato attraverso il programma europeo Life, Beeadapt nasce proprio per affrontare l’impatto del cambiamento climatico sulla conservazione delle popolazioni degli insetti impollinatori selvatici.

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Nelle 5 aree pilota del progetto, nel Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano, nella Riserva Naturale Montagna di Torricchio, nel Comune di Aprilia, nelle aree protette di RomaNatura e infine nell’Agro Pontino, sono stati piantati e messi a dimora più di 100 alberi e più di 7.000 arbusti, sono stati creati circa 33 ettari di prati fioriti e circa 20 ettari di prati sono stati sopposti alla pratica dello sfalcio ritardato. In aggiunta a queste azioni, sono stati installati 65 beehotel, 160 rifugi per impollinatori e sono stati creati più di 400 alberi habitat. I portatori di interesse locali e nazionali che sono stati coinvolti nelle attività di progetto a vario titolo sono stati oltre 500.

Lo scopo di Life Beeadapt è di preservare ed incrementare la connettività ecologica e l’eterogeneità degli habitat di questi insetti a livello nazionale, regionale e locale, attraverso l’implementazione di infrastrutture verdi, come quelle elencate sopra, e l’attivazione di un sistema di governance collaborativo: in altri termini, la pianificazione e realizzazione di interventi volti a favorire la presenza degli insetti impollinatori in contesti urbani, peri-urbani e rurali, e il coinvolgimento di portatori di interesse sia a livello locale che nazionale.

“Abbiamo affrontato questo problema complesso, l’impatto del cambiamento climatico sugli impollinatori selvatici, su due binari di azioni distinte. Azioni concrete, cioè interventi dimostrativi realizzati nel tentativo di offrire occasioni di rifugio e di riproduzione agli insetti selvatici, ma anche più disponibilità di cibo, soprattutto nella fase critica, che è la seconda parte dell’estate, quando l’acqua comincia a mancare e i fiori non sono più a disposizione degli insetti impollinatori – racconta Willy Reggioni, coordinatore del progetto per il Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano – Un’altra serie di azioni si muovono invece sul binario della governance, ovvero strumenti che sono pensati e progettati per rendere sostenibili gli interventi e duraturi gli effetti positivi degli interventi stessi”.

In ogni area pilota è stato creato un Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico, un documento in cui vengono condivise buone pratiche, linee guida e opportunità di collaborazione fra vari enti. Nei cinque territori oltre 160 sono stati i soggetti aderenti al Patto, sia pubblici che aziende agricole o cooperative private, che hanno riconosciuto il valore delle azioni del progetto. Il Patto costituisce uno strumento che consente di promuovere anche al di fuori delle aree di progetto la realizzazione dei medesimi interventi, in modo da trasferire e replicare il ‘modello Beeadapt’ anche in altri contesti, per rendere l’effetto più sostenibile nel tempo. Nelle cinque aree, inoltre, 35 aziende agricole hanno firmato l’Accordo di custodia impegnandosi a realizzare in modo concreto interventi a favore della conservazione degli insetti impollinatori selvatici.

“Questo progetto ha dimostrato che intervenire oggi per tutelare gli insetti impollinatori selvatici significa rafforzare la resilienza dei nostri ecosistemi, dei territori e dei sistemi agricoli di fronte alla crisi climatica – dice Stefano Raimondi, responsabile Ufficio Biodiversità di Legambiente – Le azioni realizzate, che consentono di rafforzare gli habitat e di ridurre le pressioni antropiche, rappresentano esempi concreti di come sia possibile integrare conservazione della biodiversità, adattamento climatico, gestione sostenibile del territorio e ripristino di una componente fondamentale degli ecosistemi terrestri rappresentata dagli impollinatori selvatici. In questo senso, l’esperienza maturata offre indicazioni importanti anche per l’attuazione del futuro Piano Nazionale di Ripristino previsto dalla Nature Restoration Law, che richiederà interventi efficaci, coordinati, misurabili e capaci di generare benefici duraturi per la natura e per le comunità”.



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Scritto da: redazione

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