La fantascienza cinematografica negli anni è stata un terreno sorprendentemente fertile, dove accanto ai grandi blockbuster che hanno dominato il botteghino e l’immaginario collettivo, sono emersi numerosi film più piccoli, spesso passati inosservati al grande pubblico, ma capaci di esplorare il genere in modo personale, inquietante o profondamente intimo.
Antiviral
Antiviral segna l’esordio alla regia di Brandon Cronenberg ed è un debutto disturbante, glaciale e sorprendentemente profetico. Il film immagina un futuro in cui l’ossessione per le celebrità ha raggiunto livelli patologici: i fan possono acquistare e farsi inoculare i virus contratti dai loro idoli, trasformando la malattia in un bene di lusso e in una forma estrema di intimità. Al centro della storia c’è Syd March, interpretato da un inquietante Caleb Landry Jones, dipendente di una clinica specializzata in questo mercato perverso. La regia utilizza ambienti asettici, colori smorti e un’estetica quasi chirurgica per rafforzare l’idea di una società disumanizzata, dove il corpo è solo un prodotto da vendere. Antiviral non è un film facile, ma proprio per questo colpisce: parla di mercificazione dell’identità, di voyeurismo biologico e di una fame di contatto che passa attraverso la sofferenza.
The Signal
The Signal è uno di quei film che cambiano pelle in modo radicale, spiazzando lo spettatore. Inizia come un thriller da viaggio on the road, con tre studenti attratti da un misterioso hacker, per poi trasformarsi progressivamente in un racconto di fantascienza ad alta densità concettuale. Dopo un improvviso blackout, il protagonista Nic si risveglia in una struttura governativa, sotto il controllo dell’enigmatico personaggio interpretato da Laurence Fishburne. Il regista William Eubank sfrutta l’isolamento e la confusione del protagonista per costruire una crescente sensazione di paranoia, giocando con la percezione della realtà e con il senso di impotenza.
Monsters
Prima di affermarsi nel cinema mainstream, Gareth Edwards aveva già dimostrato il suo talento con Monsters, un film che ribalta completamente l’idea di invasione aliena. Ambientato anni dopo il contatto con creature extraterrestri, il film segue un fotoreporter e una giovane turista costretti ad attraversare una zona contaminata in Messico per tornare negli Stati Uniti. Gli alieni, però, restano sullo sfondo: non sono il centro dello spettacolo, ma una presenza ormai integrata nel paesaggio. Monsters funziona come un road movie malinconico, che parla di confini, paura dell’altro e adattamento a un mondo cambiato. Le creature, mostrate con parsimonia, risultano maestose e quasi poetiche, mentre l’uso di location reali e dialoghi improvvisati conferisce al film un realismo raro nel genere.
The Vast of Night
The Vast of Night è un omaggio dichiarato alla fantascienza classica degli anni ’50, ma riesce a sembrare incredibilmente moderno. Ambientato in una piccola cittadina del New Mexico durante una sola notte, il film segue una giovane centralinista e un DJ radiofonico mentre indagano su una misteriosa frequenza sonora che sembra provenire dal cielo. Il regista Andrew Patterson costruisce la tensione quasi esclusivamente attraverso dialoghi serrati, lunghi piani sequenza e un sound design impeccabile. Qui la fantascienza non passa dallo spettacolo visivo, ma dall’ascolto, dalla parola e dall’immaginazione. Le testimonianze degli abitanti diventano frammenti di un mistero più grande, carico di suggestione e inquietudine. Nonostante il micro-budget, il film dimostra una sicurezza stilistica impressionante e rappresenta una delle migliori declinazioni recenti della fantascienza low-fi.
Prospect
Chiude la lista Prospect, probabilmente uno dei film di fantascienza più sottovalutati dell’intero decennio. Ambientato su una luna aliena tossica, il film segue una giovane ragazza e suo padre impegnati nella raccolta di gemme preziose, costretti a stringere un’alleanza instabile con un ambiguo cercatore d’oro interpretato da Pedro Pascal. Prospect si distingue per la sua estetica “usurata”, fatta di tute pesanti, tecnologia imperfetta e ambienti sporchi, lontanissima dalla fantascienza patinata. È uno space-western ruvido, che parla di sopravvivenza, avidità e fiducia in un mondo senza legge. .
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