Il cinema supereroistico ha costruito nel tempo un immaginario visivo potentissimo, fatto di costumi capaci di diventare simboli riconoscibili al primo sguardo e di definire un personaggio ancora prima delle sue azioni. Non sempre però il risultato è stato all’altezza delle aspettative, ci sono stati alcuni costumi nei cinecomic che si sono rivelati, purtroppo, dei veri passi falsi.
Harry Osborn – Spider-Man 3
Se il Green Goblin di Norman Osborn nel primo Spider-Man di Sam Raimi resta ancora oggi una riuscita fusione tra fumetto e tecnologia, il costume di Harry Osborn nel terzo capitolo appare come un’ombra sbiadita di quell’idea. Il problema non è soltanto il design poco ispirato, ma il contesto produttivo che lo ha generato. Raimi era riluttante a inserire Venom, scelta imposta dallo studio, e gran parte delle energie creative e del budget finirono per concentrarsi su Sandman e sul simbionte. Il risultato è un Harry trattato come un’aggiunta tardiva, con un costume che sembra più una tuta sportiva rinforzata che l’evoluzione naturale del Goblin. Anche lo skateboard tecnologico, elemento chiave del personaggio, risulta anonimo e privo di quel fascino minaccioso che caratterizzava l’iconografia del padre.
Spaventapasseri – Batman Begins
Nel tentativo di rendere Batman più realistico, Christopher Nolan ha spesso sacrificato l’aspetto iconico dei villain in favore di interpretazioni più sobrie. Nel caso dello Spaventapasseri, però, questa scelta diventa un limite evidente. Jonathan Crane, interpretato con misura da Cillian Murphy, è un personaggio che dovrebbe incarnare la paura stessa, eppure il suo costume si riduce a una giacca elegante e a una maschera poco incisiva. Il realismo non giustifica la totale assenza di inventiva, soprattutto quando il nome del personaggio suggerirebbe qualcosa di visivamente disturbante. Qui più che minimalismo sembra mancare l’impegno, lasciando un antagonista che funziona più a livello concettuale che visivo.
Catwoman
Il film con Halle Berry è ricordato come uno dei punti più bassi del genere, e il costume contribuisce in modo significativo a questa reputazione. Non perché sia volutamente osceno o provocatorio, ma perché appare generico, privo di personalità e incredibilmente distante dall’eredità fumettistica del personaggio. Catwoman è sempre stata sensualità e pericolo, ma anche eleganza e controllo. Qui ci troviamo davanti a un abito che sembra uscito da un cosplay poco ispirato, incapace di raccontare qualcosa della protagonista. Il paradosso è che un costume semplice e fedele ai fumetti sarebbe bastato, come dimostrano anni di reinterpretazioni amatoriali molto più riuscite.
Lanterna Verde
Il film di Lanterna Verde è spesso citato come esempio di come non adattare un supereroe, e l’uniforme di Hal Jordan ne è una prova evidente. Il Corpo delle Lanterne Verdi utilizza costrutti di energia per combattere, ma le loro divise dovrebbero essere tangibili, reali, simbolo di appartenenza. Trasformare l’intero costume in un effetto digitale è stata una scelta che ha privato il personaggio di peso e presenza scenica. La CGI, oltre a invecchiare rapidamente, rende l’abito inconsistente, quasi effimero.
Dottor Destino -Fantastici Quattro (2015)
Il Dottor Destino del film di Josh Trank rappresenta forse l’esempio più emblematico di occasione sprecata. Victor Von Doom è uno dei villain più iconici della Marvel, e ridurlo a una fusione informe tra tuta spaziale e corpo metallico lo priva di qualsiasi maestosità. L’idea di un approccio body-horror poteva anche essere interessante, ma l’esecuzione risulta confusa, figlia di una produzione senza una visione condivisa e focalizzata. Il risultato è un personaggio che sembra uscito da un esperimento body horror mal riuscito degli anni Novanta, lontano anni luce dalla figura imponente e tragica che i fan si aspettavano.
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