(di Enrica Battifoglia)
Le applicazioni militari
dell’Intelligenza artificiale preoccupano, ma è possibile
arrivare a trattati internazionali sulle armi autonome letali,
come un tempo è stato fatto le armi atomiche, e gli scienziati
possono avere un ruolo importante, spiegando i possibili rischi
e facendo pressioni sui governi: lo ha detto Giorgio Parisi
ricevendo in Campidoglio il premio per la pace assegnato dalla
Fondazione Ducci. Il premio, ha aggiunto il Nobel, “lo
interpreto come un riconoscimento al ruolo che la scienza, e gli
scienziati, possono e devono avere nella ricerca della pace”. Di
qui la scelta di dedicarlo al fisico Francesco Calogero, “che ha
messo la propria competenza al servizio del disarmo, con
costanza e con coraggio, per oltre mezzo secolo”.
L’Intelligenza artificiale, ha proseguito, “apre la strada
alle armi autonome: sistemi capaci di selezionare e colpire un
bersaglio senza un intervento umano diretto, i cosiddetti
sistemi d’arma autonomi letali. Sarebbe un salto di qualità che
potrebbe cambiare i connotati stessi della guerra. Armi di
questo tipo rischiano di innescare una nuova corsa agli
armamenti, di abbassare la soglia con cui si decide di entrare
in guerra, e di finire nelle mani di regimi oppressivi o di
gruppi terroristici”. Le decisioni su come usare queste armi, ha
osservato, “non possono essere delegate a una macchina: la
responsabilità deve restare sempre legata a esseri umani
identificabili, che ne rispondano davanti alla legge e davanti
alla propria coscienza”.
Per Parisi “le difficoltà che incontriamo oggi sui trattati
nucleari non devono farci credere che un accordo internazionale
contro le armi autonome letali sia impossibile. È difficile, ma
è possibile, a patto di affrontare con chiarezza tutti gli
aspetti del problema”. Per questo, ha detto ancora, “credo che
il compito di noi scienziati, oggi come allora, sia duplice:
spiegare con onestà all’opinione pubblica i rischi reali, senza
allarmismi e senza minimizzazioni, e chiedere ai governi di
riaprire negoziati seri sul disarmo, che coinvolgano tutte le
potenze nucleari”.
Il Nobel ha rilevato infine che “la pace non si costruisce
soltanto con i trattati sugli armamenti. Si costruisce riducendo
le diseguaglianze, che sono una delle radici profonde dei
conflitti. Si costruisce eliminando le guerre, comprese quelle
commerciali ed economiche, che impoveriscono e contrappongono i
popoli. Si costruisce coltivando la solidarietà, dentro e fuori
i nostri confini”.
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