Sostenibilità

Agricoltura, Di Tullio (Nomisma): “Eliminare urea? Va studiata soluzione ad hoc”

today6 Maggio 2026 9

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“Per poter sostituire l’urea entro il 1° gennaio 2028, come richiesto dal piano per il miglioramento della qualità dell’aria, esistono diverse ipotesi alternative: alcune più complesse sotto il profilo tecnico, altre sotto quello economico. Non esiste un’unica soluzione valida per tutto: le colture e i prodotti sono eterogenei. Sarà necessario studiare, caso per caso, la soluzione migliore per ciascuna coltura nelle diverse aree della Pianura Padana, tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto”. Ersilia Di Tullio, head of strategic advisory di Nomisma, commenta così i risultati dello studio ‘Valutazione di impatto della fertilizzazione azotata e dell’urea nell’agricoltura italiana’, commissionato da Assofertilizzanti (Associazione di Federchimica che rappresenta i fabbricanti di fertilizzanti nazionali) all’istituto di ricerca. I dati emersi dall’indagine – avviata mentre in Italia è in discussione il Ddl “Coltiva Italia” con cui si darà attuazione al divieto di utilizzo dell’urea nel bacino padano, programmato per il 2028 – sono stati illustrati oggi a Roma all’evento organizzato da Assofertilizzanti.

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Soffermandosi sulle alternative disponibili per la sostituzione dell’urea, Di Tullio spiega: “Se consideriamo il mondo della fertilizzazione organica, l’alto titolo di azoto dell’urea rende il confronto estremamente complesso: basti pensare che, per apportare un’unità di azoto, servirebbero circa 100 chilogrammi di letame bovino rispetto a una quantità minima di urea. Questo dato illustra chiaramente la difficoltà di una transizione verso il solo organico. Se invece prendiamo in esame altri concimi minerali, come il nitrato o il solfato di ammonio, i costi del fertilizzante lievitano del 30% o addirittura del 50%”.

E prosegue: “Gli agricoltori si trovano dunque di fronte a una scelta importante. Una valida alternativa è rappresentata dalle misure di mitigazione, ovvero l’utilizzo della stessa urea ma trattata per rendere l’azoto meno volatile. Mi riferisco all’urea con inibitori (Nbpt), che garantisce una riduzione delle emissioni del 20%, o all’urea ricoperta, che arriva al 65%. Queste tecnologie a lento rilascio possono semplificare le operazioni colturali e generare risparmi nella fase di distribuzione. Tuttavia – aggiunge – ci troviamo di fronte a una maggiore complessità tecnica e a costi di distribuzione più elevati. Inoltre, sebbene queste tecnologie siano consolidate, è necessario portarle su scala industriale: bisogna produrre grandi quantità di urea inibita e ricoperta. Questo non è un passaggio immediato: occorre riconvertire gli impianti e strutturare catene logistiche più articolate. Non è quindi solo un tema di costi – conclude – ma di disponibilità del prodotto per gli agricoltori italiani”.



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Scritto da: redazione

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