Man mano che le attività di calcolo diventano più complesse e richiedono quantità sempre più grandi di dati ed energia, i computer si adeguano stipando nei chip un numero sempre maggiore di transistor identici tra loro. Il cervello, invece, funziona in modo molto diverso: si basa su diversi tipi di neuroni, ognuno dei quali svolge un ruolo specializzato, e le connessioni tra loro cambiano continuamente.
“Poiché il cervello è 5 ordini di grandezza più efficiente dal punto di vista energetico rispetto a un computer digitale – commenta Mark Hersam, che ha guidato lo studio – è logico trarre ispirazione da lui per l’informatica di prossima generazione”.
I ricercatori hanno usato inchiostri elettronici che, grazie a una tecnica di stampa specializzata, hanno depositato su un materiale morbido e flessibile. Quest’ultimo è stato poi parzialmente decomposto, in modo da ottenere segnali elettrici più complessi e simili a quelli naturali, che quindi codificano più informazioni ed eseguono funzioni più sofisticate.
Per verificare se i neuroni artificiali riuscissero a comunicare con quelli naturali, gli autori dello studio li hanno messi in contatto con sezioni di cervelletto di topo: gli impulsi elettrici hanno innescato l’attività delle cellule viventi in modo simile a ciò che avviene normalmente nel cervello.
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