Il finale di Confini e Dipendenze, il film di Nicholas Jarecki con Gary Oldman, Armie Hammer ed Evangeline Lilly, intreccia le tre storie principali del film mostrando come il traffico di oppioidi, la corruzione farmaceutica e le tragedie personali siano tutte collegate.
Sul fronte criminale, l’agente della DEA Jake Kelly riesce finalmente a organizzare l’incontro tra due grandi organizzazioni criminali: il cartello guidato dal boss canadese Claude “Mother” Veroche e la mafia armena che gestisce una rete di pillole di fentanyl negli Stati Uniti. L’operazione dovrebbe permettere alle autorità americane e canadesi di arrestare tutti i capi in un colpo solo: qualcosa, però, va storto e scoppia una sparatoria. Nell’azione muore il partner di Kelly e il boss Mother riesce a fuggire, facendo fallire l’operazione.
Contemporaneamente, Claire Reimann è determinata a vendicare la morte del figlio adolescente, morto per overdose di fentanyl dopo essere stato coinvolto nel traffico di droga. Seguendo alcune piste, scopre dove si nasconde Mother. Quando Kelly arriva al porto di Montreal per catturarlo, Claire è già lì: apre il fuoco e uccide il boss. Una delle guardie del criminale le spara ferendola, ma Kelly interviene e uccide la guardia. A quel punto decide di coprirla: sistema le armi sulla scena per far sembrare che i due uomini si siano uccisi tra loro e lascia andare Claire senza arrestarla, comprendendo il suo dolore.
La terza storyline riguarda lo scienziato Tyrone Brower, che ha scoperto che il nuovo antidolorifico della multinazionale farmaceutica Northlight, chiamato Klaralon, crea una estrema assuefazione dopo una settimana di utilizzo. Nonostante le sue prove, la Food and Drug Administration decide comunque di autorizzare il farmaco, sostenendo che i possibili benefici superano i rischi. Di fronte a questa decisione, Brower compie un gesto radicale: viola l’accordo di riservatezza e denuncia pubblicamente la situazione alla stampa, rischiando enormi conseguenze legali. Nel finale lo vediamo ricominciare la sua carriera come professore all’Università del Michigan, mentre tiene una lezione davanti a un’aula piena. Il film si chiude quindi con un messaggio amaro ma realistico: anche quando i criminali vengono fermati, il sistema che alimenta la crisi degli oppioidi continua a esistere.
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