Cinema

la nostalgia vince sempre su tutto

today26 Febbraio 2026 17

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Da sempre la saga di Scream è sinonimo di nostalgia, ma anche di eredità, di un’attenzione particolare ai passi precedenti e ai volti iconici che hanno abitato, nel bene e nel male, il grande universo narrativo alla base di questo franchise. Il cambiamento e l’evoluzione sono un elemento fondamentale nella lettura generale di un percorso che negli anni ha saputo “reinventarsi”, mantenendosi strettamente connesso con modelli e rimandi narrativi nati da sé. Che questa saga abbia fatto la storia dell’horror di natura più cinematografica è chiaro ma… un peso del genere si dimostrerà essere più un vantaggio o un limite per Scream 7?

La consapevolezza del proprio percorso e l’amore incrollabile di una buona fetta di fan sono due costanti del franchise in questione. Con Scream 7, disponibile nei cinema italiani dal 25 febbraio 2026, il nuovo e il vecchio tornano ancora in gioco, anche se la strada imboccata in questo caso è diversa rispetto a quella degli ultimi capitoli usciti al cinema. Il cuore della narrazione è differente: si focalizza su un lascito che riecheggia in un presente consumato da traumi irrisolti e fantasmi pronti ad aggredire dalle ombre più vicine (per approfondimenti sulla saga, vi indirizziamo alla nostra recensione di Scream 6).

Andare avanti

Sono trascorsi anni dagli eventi che conosciamo, eppure neanche il silenzio lontano di una cittadina apparentemente serena e di provincia pare in grado di azzittire quelle urla lontane e indistinte. Scream 7 si apre con il volto di un incubo fin troppo riconoscibile, un incubo che riporta la paura tra strade che credevano di aver archiviato per sempre certi fantasmi.

Sidney Prescott, portata nuovamente sul grande schermo da Neve Campbell, ha tentato di costruirsi una nuova normalità distante da qualsiasi riflettore, creando con fatica una quotidianità stabile. Dopo anni segnati dal sangue e dal trauma, il suo obiettivo ultimo era quello di chiudere il capitolo più oscuro della sua esistenza. Ma certi orrori non restano sepolti, aspettano solo il momento giusto per riaffiorare.

La memoria distorta del passato a contatto con il futuro: sono questi gli ingredienti di Scream 7, con al centro del mirino la figlia di Sidney, interpretata da Isabel May. Il pericolo, quindi, diventa un vero e proprio attacco diretto a ciò che Sidney ama più di ogni altra cosa, una minaccia che non si può più, in nessun modo, ignorare.

Costretta a scegliere tra la fuga e il confronto, Sidney comprende che non può più limitarsi a sopravvivere come ha sempre fatto. Per proteggere sua figlia dovrà ripercorrere le tracce del terrore che l’ha definita nel corso del tempo, affrontando paure mai del tutto risolte.

Negare se stessi

Il preambolo orrorifico di Scream 7 si sviluppa dalle origini stesse della saga. Il passato torna a bussare alla porta dell’ormai leggendaria Sidney Prescott. Lei è cambiata, come anticipato, ma è soltanto una facciata. Il trauma e la sua negazione alimentano l’intera parte introduttiva del lungometraggio diretto da Kevin Williamson. Nel tentare di cambiare la propria vita, Sidney nega a se stessa quello che ha vissuto, e una scelta del genere incide inevitabilmente sulle persone che la circondano, sul suo abituale mondo degli affetti.

Scream 7 parla innanzitutto di dolore, senza mai semplificarne la forma. Non soltanto di quello fisico, qui più diretto, sanguinoso e teatrale che mai, ma anche e soprattutto di quello mentale, quello di una persona che è sopravvissuta a tanto male, trascinandosi dentro alcune cicatrici che ne hanno limato carattere e vita di tutti i giorni. Per parlare di ciò, il film mette Sidney davanti a un mostro del tutto diverso da quelli cui è abituata: l’adolescenza della figlia.

Il rapporto madre-figlia è la costante fondamentale di tutto Scream 7, così come il confronto fra due generazioni in contrasto non soltanto per le più classiche vicende familiari del caso, ma in relazione a un’incomunicabilità che necessita di vero coraggio per essere snocciolata fino in fondo, raccontata apertamente e senza sfumature. Uno sforzo del genere, una battaglia del genere, divide e introduce a una narrazione interessante da questo punto di vista, arricchita dalle solite trovate meta-cinematografiche tipiche del franchise.

Si lavora con il genere horror e attraverso di esso. Non si tratta assolutamente di una novità in una saga di questo tipo, ma soltanto di una tradizione che sottolinea una certa coerenza di fondo, alleggerendo gli eventi in atto. Per il resto Scream 7 è quello che ci si aspetterebbe da un film del genere: omicidi a tutto spiano, morti teatrali ed esagerate, tanto sangue e un mistero di fondo che tiene sospesi fino alla classica rivelazione finale.

La differenza sostanziale con gli ultimi film usciti al cinema sta nell’identità molto più nostalgica di questa pellicola, che abbraccia e assume quasi in toto le tonalità dei più classici slasher movie degli anni ’90 e di poco successivi. Non più una grande metropoli con angoli difficili da prevedere: si torna in provincia con Scream 7, si torna alla storia che fin dall’inizio ha appassionato i fan, con ombre che fanno capolino dalla memoria dei più attenti e una minima attenzione all’evolversi della tecnologia contemporanea (non mancano momenti con IA e simili).

Il rischio di cadere nel fanservice era sicuramente vicino, specialmente quando si torna a raccontare personaggi ormai iconici. Scream 7, quindi, sceglie la via del ritmo forsennato, dell’uccisione che non lascia troppo spazio alla riflessione e della violenza a scopo di intrattenimento. Preso in questo senso funziona e diverte, arricchendo il proprio cammino con qualche considerazione sulle passate esperienze e su un ipotetico “lascito” verso il futuro. Fra i limiti più evidenti, però, c’è sicuramente una durata che si fa sentire e una svolta finale non troppo convincente o memorabile.

Scream 7 è un film che si specchia nella propria leggenda, che accetta il peso del passato e lo trasforma in scenografia emotiva, in campo di battaglia intimo prima ancora che sanguinario. La provincia, i corridoi stretti e familiari, le case che sembrano respirare insieme ai personaggi diventano il teatro di un ritorno, quasi ostinato, alle origini.

Il lungometraggio di Kevin Williamson si confronta direttamente con la propria eredità. Tra sangue, urla e dinamiche familiari irrisolte, il film trova una sua quadra tematica che supera pure alcune fragilità narrative. In ogni caso, il grido riecheggia ancora e dimostra che certe storie, anche quando sembrano concluse, trovano sempre un modo per tornare a bussare.



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Scritto da: redazione

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