Con il ritorno in grande stile dei mutanti nel Marvel Cinematic Universe e la presenza annunciata di volti storici nei prossimi film degli Avengers, cresce la curiosità attorno alla possibile ricomparsa del Magneto interpretato da Ian McKellen. Proprio l’attore britannico ha raccontato alcuni retroscena legati al casting e al motivo per cui, a suo dire, venne scelto per incarnare uno dei villain più iconici della Marvel.
Quando nel 2000 uscì X-Men, diretto da Bryan Singer, il panorama dei cinecomic non era ancora quello dominante di oggi. Il film cambiò le regole del gioco, aprendo la strada all’ondata moderna dei supereroi al cinema e la scelta di McKellen nel ruolo di Magneto suscitò reazioni contrastanti: da un lato entusiasmo per la presenza di uno dei più grandi attori teatrali e cinematografici della sua generazione, dall’altro qualche perplessità legata alla fisicità. Nei fumetti, infatti, Erik Lehnsherr è spesso rappresentato come una figura imponente, muscolosa, quasi titanica, mentre McKellen – alto, slanciato, ma non massiccio – sembrava lontano da quell’immaginario.
Eppure, secondo l’attore, la chiave della sua selezione non fu la somiglianza estetica, bensì la profondità interpretativa che dopo aver accettato il ruolo, McKellen si immerse nella psicologia del personaggio, trovando un legame personale con il suo conflitto interiore e con la sua visione radicale del mondo. Nel documentario McKellen: Playing the Part, ha ammesso di non sentirsi inizialmente abbastanza per la parte, soprattutto confrontandosi con l’immagine poderosa dei fumetti. La soluzione non fu un’intensa trasformazione fisica, bensì un lavoro tecnico: costumi e imbottiture aiutarono a conferirgli maggiore presenza scenica, mentre il resto lo fece il carisma.
Ma il vero motivo per cui McKellen pensa di essere diventato Magneto va oltre l’aspetto esterior, l’attore ha spesso sottolineato quanto comprendesse la rabbia e la determinazione del personaggio, simbolo di una minoranza perseguitata che rifiuta di piegarsi. Magneto, sopravvissuto all’Olocausto nei fumetti, incarna una visione militante della lotta per i diritti, in contrasto con l’approccio più conciliatore del Professor X di Patrick Stewart. McKellen ha paragonato questa dicotomia alle divisioni interne ai movimenti per i diritti civili, evocando persino figure come Malcolm X per spiegare la dimensione più radicale del suo personaggio.
Quanto al casting, esistette davvero la possibilità che non fosse lui a ottenere il ruolo? Sì, perché all’inizio la produzione valutò anche nomi più “fisicamente” vicini alla versione cartacea. ma tuttavia, la precedente collaborazione tra Singer e McKellen in L’allievo (adattamento di un racconto di Stephen King) aveva già dimostrato la sintonia tra regista e attore. Alla fine prevalse l’idea che Magneto dovesse essere prima di tutto una presenza magnetica nel senso più teatrale del termine, capace di dominare la scena con lo sguardo e con la parola, più che con la sola imponenza fisica.
A distanza di oltre vent’anni, l’interpretazione di McKellen resta una delle più celebrate e incredibili del franchise dei mutanti, eppure come raccontato dall’attore c’è stato un momento che ha rischiato di perdere il ruolo di Magneto.
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