Pupi Avati è tornato a far discutere parlando stato del cinema italiano nel corso di un’intervista rilasciata a Fanpage. Con la franchezza che lo contraddistingue, il regista bolognese ha tracciato una linea di confine molto chiara tra la sua idea di cinema e quella delle grandi produzioni capaci di dominare il box-office.
Interpellato sul successo record di Checco Zalone, autore ancora una volta di incassi milionari con Buen Camino, Avati ha precisato di non voler attaccare la persona, ma di voler distinguere i “campi da gioco”. “A me guadagnare 70 milioni di euro con un film è qualcosa che mi fa pensare a un altro mestiere rispetto al cinema” ha dichiarato il regista de La Casa delle Finestre che Ridono, sottolineando come quello di Zalone sia “proprio un altro campionato”.
Non si tratta, come Avati stesso ha ovviamente voluto specificare, di un giudizio sulla validità della persona, e probabilmente neanche su quella dell’opera in sé: Avati è però consapevole di non poter accostare, per natura e per obbiettivi, opere che nascono con intenzioni completamente differenti come i suoi film e quelli con cui il comico pugliese sbanca puntualmente il botteghino. Recentemente, a proposito, anche Paolo Sorrentino ha commentato il successo di Checco Zalone e Buen Camino.
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