Tra i titoli italiani più discussi del catalogo Netflix di questo periodo spicca Il Falsario, thriller poliziesco ambientato negli anni più cupi e contraddittori della storia italiana. Il film, interpretato da un intenso Pietro Castellitto, ha attirato l’attenzione del pubblico grazie a un racconto che intreccia finzione, politica e dramma personale sullo sfondo degli anni di piombo.
Il Falsario è ambientato nella Roma degli anni Settanta, un periodo segnato da tensioni politiche, terrorismo, giochi di potere e segreti di Stato e dove il sequestro e successivamente uiccisione di Aldo Moro rappresentano una presenza costante, mai didascalica, che grava sui personaggi come un’ombra incombente.
Il protagonista è Toni ( Pietro Castellito), un artista dotato di un talento particolare: non crea opere originali, ma è capace di riprodurre qualsiasi cosa in modo impeccabile. La sua abilità, inizialmente innocua, diventa presto uno strumento per entrare in un sistema corrotto che trasforma il talento in merce e l’arte in arma. Accanto a lui troviamo Vittorio e Fabione, amici d’infanzia che incarnano tre strade diverse di possibile riscatto. La loro amicizia nasce in provincia, ma è Roma a metterla davvero alla prova, costringendo ciascuno a fare i conti con le proprie scelte.
Nel finale del film, tutti i nodi vengono al pettine, dove Fabione viene ucciso perché è entrato in possesso delle memorie di Aldo Moro, un documento esplosivo che molti vogliono recuperare o far sparire. La sua morte segna la fine dell’illusione idealista e rappresenta il prezzo più alto pagato da chi ha creduto di poter cambiare il sistema dall’interno.
A questo punto Toni è deciso a fuggire dall’Italia con Donata e il figlio, lasciandosi alle spalle un Paese che sta collassando su se stesso. Tuttavia, per farlo ha bisogno di soldi e di una via di uscita sicura. Decide quindi di nascondere le memorie nella cassaforte di Vittorio e di sfruttare un ultimo contatto, un uomo potente per cui aveva realizzato un falso in passato.
Toni è convinto di avere la situazione sotto controllo, ma sottovaluta il Sarto, figura oscura che incarna il potere silenzioso e manipolatore dell’epoca. Il Sarto anticipa Toni e si reca da Vittorio, minacciandolo di distruggere la sua carriera ecclesiastica e la sua vita se non rivelerà dove si trovano le memorie di Moro.
In cambio del silenzio e della promessa di favori futuri, Vittorio cede.Quando Toni scopre che le memorie sono sparite, capisce immediatamente di essere stato venduto.A questo punto entra in scena Sansiro, il killer incaricato di ammazzarlo, ma Sansiro gli offre un’alternativa: una via di fuga, a patto di consegnare un corpo come prova della morte. È qui che Il Falsario raggiunge il suo momento più tragico e simbolico, dove vediamo Toni sfruttare la forte somiglianza fisica con Vittorio, prepara ogni dettaglio, scrive una lettera di addio e manda l’amico incontro alla morte.
Il corpo di Vittorio viene identificato come quello di Toni, ed è il falso definitivo, l’opera più riuscita della sua carriera: non un dipinto o un documento, ma un’identità cancellata. Nel finale del film, Toni riesce a fuggire e a costruirsi una nuova vita con Donata e il loro figlio. Ha sacrificato tutto: l’amicizia, la morale, persino il proprio nome. Formalmente ha vinto, ma il film suggerisce chiaramente che la sua non è una vera liberazione. Toni è salvo, ma è condannato a vivere nell’ansia, sapendo di essere diventato esattamente ciò che ha sempre fatto: un falso. Non più solo come artista, ma come uomo anche.
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