(di Paola Del Vecchio)
La lastra di pietra sale
lentamente, sospesa alla gru, fino a innestarsi al corpo della
torre centrale. Pesa decine di tonnellate, ma si muove con
precisione millimetrica. Sotto, nel dedalo del cantiere, operai
e tecnici seguono l’aggancio in silenzio. È uno dei pannelli
della Torre di Gesù Cristo, la struttura più alta della Sagrada
Familia, destinata a raggiungere i 172,5 metri entro giugno,
centenario della morte di Antoni Gaudì.
Oggi al tempio lavorano oltre 200 persone, tra maestranze
specializzate e artigiani, coordinate da un gruppo di 20
architetti guidati da Jordi Faulì. “Questo è sempre il momento
di massima tensione”, ammette uno dei responsabili del cantiere,
mentre il pannello viene fissato in quota sul braccio
orizzontale della Croce, ormai alla retta finale. “Sai come
funziona, ma vedere tanta massa sollevarsi ha quasi del
miracoloso”.
Il cantiere ha appena compiuto un passaggio decisivo: sono
stati installati tutti e quattro i bracci orizzontali della
grande croce che corona la Torre. Resta ormai da collocare solo
l’ultimo elemento, il braccio superiore, che ospiterà al suo
interno l’Agnus Dei, scultura dell’artista italiano Andrea
Mastrovito. Una volta completata, la croce – a 5 punte e
illuminata – sarà rivestita in ceramica bianca smaltata e vetro,
per riflettere la luce naturale di giorno e brillare di notte,
come indicato negli ‘Albums del Temple’.
Gaudì non vide nulla di tutto questo. Il 7 giugno 1926
attraversava la Gran Via, nell’Eixample, e non sentì le
scampanellate del tram, che lo investì in pieno. Fu ricoverato
all’ospedale Santa Creu e rifiutò cure private, coerente fino
all’ultimo con un’idea ascetica dell’esistenza. Solo
all’indomani scoprirono che il vecchio con gli abiti lisi era
Antoni Gaudì i Cornet, il più celebre architetto di Spagna, che
più di ogni altro ha inciso l’immaginario di Barcellona fino a
fonderlo con la sua icona incompiuta. Alla sua morte, a 73 anni,
della Sagrada Familia erano completati soltanto la cripta,
l’abside e una torre della facciata della Natività.
Il resto era visione: concepita come tempio espiatorio e
grande enciclopedia scolpita del cattolicesimo. La basilica gli
era stata commissionata 43 anni prima dai giuseppini. Incarico
in primis affidato a Francisco del Villar, che tracciò nel 1882
un progetto neogotico. Ma, dopo il forfait di Villar,
l’industriale Eusebi Guell, committente di alcuni dei progetti
più emblematici di Gaudì – come Casa Vicens, Casa Batlò, Casa
Milà o il Palau Guell – segnalò l’architetto che più apprezzava
per l’originalità e anche per l’affinità dei valori: ordine
sociale, cattolicesimo militante, identità catalana.
Cresciuto nella Masseria del ‘caldararo’, com’era chiamato il
padre forgiatore, Antoni si alimentò da bambino di
un’inesauribile curiosità per le piante e gli animali,
attingendo al “Grande Libro della natura”. Con quel manuale e il
sapere artigiano, fondato sulla sperimentazione più che
sull’accademia, costruì edifici che sembrano crescere come
organismi naturali. Forme marine, strutture vegetali, geometrie
complesse derivate dall’osservazione della materia, tradotte in
colonne inclinate, superfici curve, spazi senza angoli retti.
Irriducibile al modernismo ed estraneo al razionalismo
funzionalista di Le Corbusier e Gropius, che avrebbe dominato il
Novecento, sviluppò un linguaggio architettonico unico.
“Gaudì ci ha lasciato il percorso – spiega Jordi Faulì,
incaricato del formidabile compito di completare il tempio – ma
non una mappa: abbiamo dovuto imparare la grammatica prima
ancora di completarne le frasi”. Modelli, piante e documenti del
progetto originario andarono perduti durante la Guerra Civile
spagnola (1936-1939), quando un gruppo di anarchici incendiò
parte della basilica, rallentandone la costruzione. Portata,
poi, avanti dalla fondazione religiosa privata creata per
culminare l’opera. Un lavoro reso possibile dai flussi turistici
– circa 4 milioni di visitatori l’anno – che finanziano
integralmente il cantiere.
A un secolo di distanza, la Sagrada Familia continua a
dividere critici e cittadini, incarnando le ambizioni e le
contraddizioni di Barcellona, simbolo di un’eredità in continuo
divenire. Quando a giugno l’ultimo pannello sarà posato sulla
Torre di Gesù, i visitatori potranno salire in ascensore e poi,
per una scala, fino alla sommità e ammirare il Mediterrraneo ai
piedi. Per molti, come per i tecnici che lavorano in quota,
quella vista “avvicina a Dio”.
Resteranno da completare la facciata della Gloria e il grande
sagrato urbano su Carrer de Mallorca, che comporterebbe
l’abbattimento di interi edifici residenziali, fra saturazione
turistica, traffico e carenza di alloggi. E al quale si
oppongono i proprietari, che ogni mese manifestano contro il
rischio di espropri.
Tuttavia, il centenario segnerà un traguardo storico per la
Sagrada Familia e un omaggio al suo artefice. Sarà celebrato con
eventi culturali e una solenne funzione liturgica, per la quale
è stato invitato il Papa. Il Vaticano ha già riconosciuto a
Gaudì le virtù eroiche, primo passo verso la beatificazione.
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