Quando si parla di fantascienza, l’immaginario collettivo corre subito verso astronavi, galassie lontane e pianeti sconosciuti. È una reazione comprensibile: il cinema ha spesso associato il genere al fascino del cosmo, trasformando lo spazio in una sorta di palcoscenico privilegiato. Eppure la fantascienza non è solo questo, e anzi, limitarla allo spazio significa dimenticare una parte fondamentale della sua identità.
Terminator (1984)
Dopo la recente conferma dell’assenza di Arnold Schwarzenegger nel prossimo capitolo della saga, è impossibile non tornare all’origine di tutto. Terminator non è soltanto un classico della fantascienza, ma un film che ha ridefinito il modo di raccontare il futuro al cinema. James Cameron non guarda a mondi lontani o civiltà aliene: concentra lo sguardo sull’umanità stessa e sulla sua autodistruzione. In Terminator la guerra non è contro un altro pianeta, ma contro le conseguenze delle nostre stesse creazioni. L’idea di un’intelligenza artificiale che decide di eliminare l’uomo nasce da una paura profondamente terrestre, concreta, ancora oggi attualissima.
Snowpiercer (2013)
Bong Joon-ho è oggi considerato uno dei registi più lucidi e sorprendenti del cinema contemporaneo. I tre Oscar vinti con Parasite, compresi quelli per Miglior Film e Miglior Regia, ne hanno consacrato il talento a livello globale. Eppure, per molti, il suo film più ambizioso resta Snowpiercer. Ambientato in un futuro glaciale, il film immagina un’umanità sopravvissuta a una catastrofe climatica, costretta a vivere su un treno che non può mai fermarsi. Al suo interno, la società è rigidamente divisa in classi: i ricchi occupano le carrozze di testa, i poveri sopravvivono in fondo, in condizioni disumane. È una metafora potente, mai nascosta, che Bong utilizza per raccontare la violenza strutturale delle disuguaglianze tipico delle sue opere.
Jurassic Park (1993)
Steven Spielberg ha sempre dimostrato una predilezione per l’ignoto, che si tratti di alieni o di creature preistoriche. Con Jurassic Park riesce in qualcosa di rarissimo: trasformare una storia di fantascienza in un’esperienza di puro stupore,il film immagina un mondo in cui la scienza riesce a riportare in vita i dinosauri, ma come spesso accade nel cinema di Spielberg, il vero problema non è la tecnologia in sé, bensì l’uso che l’uomo ne fa. I dinosauri diventano rapidamente un prodotto, un’attrazione turistica destinata a generare profitto, finché il controllo inevitabilmente sfugge di mano.
The War- Il pianeta delle scimmie (2017)
La saga de Il pianeta delle scimmie ha spesso intrecciato il proprio racconto con lo spazio. In più di un capitolo, il punto di partenza è il ritorno di un astronauta su un pianeta dominato dalle scimmie. The War – Il pianeta delle scimmie sceglie invece una strada diversa, eliminando ogni distrazione e concentrandosi interamente su Cesare e sul suo popolo. Il film racconta una lotta per la sopravvivenza dura, dolorosa, priva di eroismi facili. Cesare è un leader stanco, segnato dalle perdite, costretto a confrontarsi con l’odio e la vendetta.
Inception (2010)
Nessuna selezione dedicata ai grandi film di fantascienza può dirsi davvero completa senza citare almeno un’opera di Christopher Nolan, autore che ha fatto del genere uno strumento per esplorare il tempo, la memoria e la percezione della realtà. A occupare questo spazio è Inception, un film che ha saputo portare la fantascienza dentro la mente umana. Nolan costruisce un racconto in cui un gruppo di ladri professionisti non ruba oggetti o informazioni, ma idee. Penetrano nei sogni delle persone, li manipolano, li attraversano come architetti dell’inconscio, alla ricerca di ciò che può essere sottratto o impiantato.
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