Durante il finale di The Wolf of Wall Street, l’arresto del banchiere svizzero Saurel segna il punto di svolta: per ottenere uno sconto di pena, l’uomo consegna all’FBI tutte le informazioni sugli illeciti di Belfort, aprendo così la strada al suo arresto.
Per evitare vent’anni di carcere, Jordan accetta di collaborare con la giustizia e di fornire i nomi dei suoi soci, tradendo di fatto coloro che lo avevano seguito nella Stratton Oakmont. Nel frattempo anche la sua vita privata crolla. Naomi decide di lasciarlo e di portare con sé i loro figli. La reazione di Jordan è distruttiva: in preda alla rabbia e ricaduto nella droga, tenta di fuggire con la piccola Skylar ma finisce per schiantarsi contro un muro. La bambina rimane illesa, ma l’episodio segna la definitiva frattura con la moglie, che la riprende subito con sé.
Il giorno successivo, Jordan si presenta in azienda indossando il registratore che l’FBI gli ha fornito. Il suo compito è far incriminare i colleghi, ma nel momento decisivo tenta di salvare Donnie, consegnandogli un biglietto in cui lo avverte del microfono. Il gesto viene scoperto, l’FBI lo arresta nuovamente e la fragile possibilità di un compromesso sembra svanire. Nonostante ciò, la sua collaborazione precedente gli consente di evitare la pena massima e ricevere una condanna relativamente lieve: trentasei mesi in un carcere a bassa sicurezza.
Scontata la pena, Jordan tenta di ricostruire la propria vita. Non è più il re di Wall Street, né il leader idolatrato della Stratton Oakmont. Il suo nuovo inizio passa dai seminari sulle strategie di vendita, che tiene in Nuova Zelanda: un ritorno alle origini, in una forma ridotta e meno scintillante, ma pur sempre un modo per rimanere fedele al talento che lo aveva reso celebre.
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