La saga cinematografica di Transformers ha sempre diviso il pubblico perché alterna momenti di grande spettacolo a scelte narrative spesso confuse e il risultato è una filmografia che procede per alti e bassi costanti, e proprio per questo vale la pena rimettere in ordine ogni capitolo per capire come si sia evoluto il franchise, in attesa anche dei nuovi film in produzione della saga.
Transformers: L’ultimo cavaliere
Il quinto capitolo della saga mette in evidenza come Michael Bay fosse ormai esausto del franchise, perché qui ogni elemento appare sovraccarico eppure privo di energia e sorprende quanto un film costruito con un budget immenso riesca comunque a risultare lento, dispersivo e in più punti persino stancante da seguire. L’unica variazione significativa riguarda la temporanea deviazione morale di Optimus Prime che cambia fronte per una parte della storia ma questo espediente non basta a dare slancio a un intreccio che ricicla idee già usate e che fatica a trovare un coerente filo narrativo.
Transformers: L’era dell’estinzione
Il fatto che questo film risulti leggermente migliore del precedente dice più della deriva del franchise che del reale valore dell’opera perché anche qui il ritmo è faticoso, la storia si trascina e solo l’ingresso dei Dinobot nel terzo atto offre un minimo di varietà visiva. Il tentativo di impostare una sorta di semi–reboot si riduce a uno scurimento dei toni, alla sostituzione della figura di Shia LaBeouf con un protagonista altrettanto irritante interpretato da Mark Wahlberg non migliora di certo la qualità generale film.
Transformers: La vendetta del caduto
Michael Bay ha spiegato più volte come lo sciopero degli sceneggiatori del 2007–2008 abbia compromesso lo sviluppo del film e in effetti la sceneggiatura appare discontinua, affrettata e incapace di gestire una narrazione che si espande senza controllo mentre quasi tutte le sequenze d’azione sono caotiche e poco leggibili Nonostante il successo commerciale del 2009, La vendetta del caduto ha lasciato un segno negativo sulla stabilità futura della saga.
Transformers
Il primo film della serie è spesso ricordato come il più efficace perché introduce al grande pubblico una saga che fino a quel momento era rimasta legata ai fan storici, tuttavia già qui emerge l’impostazione spettacolare che sacrifica la chiarezza dell’azione in favore di battaglie sempre più intricate e difficili da seguire e questa tendenza diventerà un marchio della gestione di Bay. Nonostante i suoi limiti, è piacevole assistere alla scoperta degli Autobot da parte di Sam Witwicky e al legame immediato che si crea con Bumblebee mentre il ritorno di Peter Cullen come voce di Optimus Prime resta un momento iconico per chi conosce il personaggio.
Transformers: Dark of the Moon
Possiamo di certo dire che è il capitolo di Bay più equilibrato perché pur ripetendo alcuni difetti strutturali dei predecessori riduce in modo netto certi eccessi, smussa gli stereotipi e offre una messa in scena d’azione più leggibile. Il terzo atto costituisce il punto più solido del film con una sequenza di assedio di grande ampiezza sorretta da una fotografia sorprendentemente curata e da momenti che si imprimono facilmente nella memoria.
Transformers: Il Risveglio
Questo capitolo prosegue il percorso avviato con Bumblebee recuperando il tono più avventuroso e fantasioso della serie animata e proponendo personaggi umani che, pur senza raggiungere la stessa efficacia del film del 2018, risultano più convincenti delle figure presenti nei capitoli precedenti interpretate da Shia LaBeouf e Mark Wahlberg. La trama resta semplice e poco incisiva ma gli Autobot e i Maximal mostrano finalmente una personalità più nitida che aiuta la storia a scorrere senza gli eccessi che avevano reso la prima fase del franchise pesante da seguire.
Transformers One
Come il film precedente, anche Transformers One ha incassato meno del previsto e questa scarsa resa al botteghino non rappresenta il reale valore dell’opera perché il film sceglie un approccio centrato sui personaggi e dedica spazio al rapporto complesso tra Optimus Prime e Megatron mostrandoli come figure sfaccettate e non semplici incarnazioni del bene e del male. La sceneggiatura lavora con cura sul loro legame e le interpretazioni vocali di Chris Hemsworth e Brian Tyree Henry danno spessore a due icone che qui trovano finalmente un’origine meno rigida e più umana.
Transformers: Il film
Il lungometraggio animato dell’86 nasce come operazione commerciale pensata per sostituire una linea di giocattoli con una nuova generazione di personaggi ma questa spinta industriale ha generato un’opera che rischia costantemente tutto perché non si tira indietro nemmeno davanti a scelte drastiche come l’eliminazione precoce di alcuni protagonisti iconici. Lo stile visivo, fortemente legato agli anni ’80, può risultare straniante per chi si avvicina al film oggi ma contribuisce a creare un fascino retro che ha segnato chi lo ha visto da bambino e che ancora oggi ne alimenta un ricordo nostalgico.
Bumblebee
Il franchise ha trovato finalmente un centro dopo anni di eccessi spettacolari e privi di anima, perché Bumblebee ( dove puoi leggere la nostra recensione) sceglie di ridurre drasticamente la scala per concentrarsi sul legame tra il piccolo Autobot e la giovane Charlie interpretata da Hailee Steinfeld e questa scelta permette al film di funzionare come racconto più intimo e credibile. I personaggi umani sono delineati con maggiore cura, compresa una dinamica familiare costruita senza esagerazioni mentre il redesign dei robot richiama l’estetica della serie animata e dona ai personaggi una leggibilità molto più chiara rispetto alla fase diretta da Bay.
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