C’è una legge non scritta che vale per tutti i chitarristi elettrici: se suoni un assolo, che tu lo sappia o no, sei in debito con Eric Clapton e Jimi Hendrix. Allo stesso modo, possiamo dire che tutti i chitarristi ritmici del mondo sono in debito senza saperlo con la Telecaster di Steve Cropper, morto a 84 anni in quel di Nashville, Tennessee.
Il «Colonnello» – così lo chiamavano gli amici – è stato una colonna della Stax Records, l’etichetta discografica di Memphis che negli anni Sessanta ha rivoluzionato la soul music. Perché era il chitarrista di Booker T. & M.G.’s, la backing band della Stax, quei quattro ragazzi (oltre a lui c’erano Donald «Duck» Dunn al basso, Al Jackson alla batteria e ovviamente Booket T. Jones all’organo Hammond) che sfornarono Green Onions e soprattutto determinarono il sound di artisti immensi come Otis Redding. E negli M.G.’s quei riff di chitarra compatti, apparentemente semplici ma soprattutto pieni di sostanza, erano farina del sacco di Cropper. Prima che si ritrovasse alla fine degli anni Settanta – barbuto e nascosto dietro un paio di Wayfarer – «in missione per conto di Dio» nella folle avventura dei Blues Brothers. Dove suonava a comando: «Play it, Steve!»
Cropper era nato nei dintorni di Dora, nel Missouri, prima di trasferirsi con la famiglia a Memphis nel 1950. Qui entrò in contatto con la musica gospel, R&B e con il nascente rock’ n’ roll, iniziando a suonare la chitarra all’età di dieci anni. Il suo percorso artistico prese forma alla fine degli anni Cinquanta con i Royal Spades, formazione che sarebbe poi diventata The Mar-Keys. Nel 1961, il gruppo raggiunse il terzo posto nella Billboard Hot 100 con il singolo strumentale Last Night, registrato alla Satellite Records, la futura Stax .
Cropper, allora studente di ingegneria meccanica alla Memphis State University, aveva già iniziato a lavorare nell’etichetta discografica come commesso, crescendo rapidamente fino a diventarne ingegnere del suono. L’anno successivo, nel 1962, nacquero Booker T. & the M.G’s e nulla fu come prima. Dettaglio non di poco conto: sono una band interraziale, composta da due bianchi e due neri, un pugno in faccia ai segregazionisti del Sud. C’è la mano degli M.G.’s e la chitarra del Colonnello in Sam & Dave, Carla e Rufus Thomas, Wilson Pickett (In the Midnight Hour) ed Eddie Floyd (Knock on Wood). Ma soprattutto in Otis Redding, con cui Cropper compone (Sittin’ on) the Dock of The Bay, una delle ballate più celebri di tutti i tempi. «Come ho fatto? Ho semplicemente unito i puntini della chitarra», dirà alludendo all’inconfondibile progressione armonica discendente della strofa. Gli M.G.’s si salvarono grazie al lavoro in sala d’incisione. Letteralmente: siccome incidevano per tutti gli artisti Stax, non potevano seguirli in tour. E non si trovarono quindi sullo sciagurato volo che il 10 dicembre 1967 costò la vita a Otis.
Dopo aver lasciato la Stax Records nel 1970, in un periodo di difficoltà per l’etichetta discografica, Cropper fondò la TMI Records assieme a Jerry Williams e Ronnie Stoots, avviando un’attività di produzione che lo portò a lavorare con artisti come Leon Russell, Rod Stewart e Harry Nilsson. Suonò anche con Ringo Starr, con John Lennon nell’album revival Rock ’n’ Roll, poi con Jeff Beck e con i Tower of Power.