Il finale di Virus Letale condensa nelle vicende del colonnello Sam Daniels tutta la tensione e l’adrenalina di un thriller medico-militare che riflette sulla fragilità dell’uomo davanti al potere incontrollabile della scienza e delle istituzioni.
Dopo aver scoperto che il letale virus Motaba (lo stesso che trent’anni prima aveva decimato un accampamento americano in Africa) è arrivato negli Stati Uniti, il personaggio di Dustin Hoffman si trova a combattere non solo contro il contagio, ma contro il silenzio e le manipolazioni dei vertici militari.
Quando la cittadina di Cedar Creek diventa il nuovo epicentro dell’epidemia, Daniels è disposto a tutto pur di salvare vite umane, anche a disobbedire agli ordini diretti del generale McClintock, che vuole ripetere la “soluzione” adottata in Africa: cancellare tutto con una bomba al plasma. In una corsa contro il tempo, Sam e il maggiore Salt riescono a individuare la scimmietta cappuccino che ospita entrambi i ceppi del virus: la chiave per ottenere un siero capace di neutralizzare la malattia.
Mentre il bombardiere è già in volo, Sam riesce a contattare i piloti via radio, mostrando loro le prove del complotto e convincendoli a disobbedire all’ordine di distruggere Cedar Creek. Il missile viene deviato in mare e l’esplosione sfiora soltanto la costa, evitando una strage. Il siero viene rapidamente sintetizzato: Robby Keough, l’ex moglie di Sam, contagiata durante le ricerche, guarisce grazie alla nuova cura. Il generale McClintock, responsabile dell’insabbiamento e dell’uso del virus come arma biologica, viene arrestato, mentre il generale Ford, finalmente redento, collabora con Daniels nel riportare la verità al presidente. Il film si chiude su una nota di sollievo e rinascita: Sam e Robby, dopo aver affrontato insieme la minaccia che rischiava di annientare l’umanità, si ritrovano come coppia, mentre Cedar Creek torna lentamente alla vita.
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