Il finale di Dracula di Bram Stoker, capolavoro gotico diretto da Francis Ford Coppola, è intenso e simbolico proprio come richiede la storia dell’iconico vampiro. Dopo un lungo viaggio di sangue, passione e maledizione, il film si chiude non con la distruzione dell’orrore, ma con la redenzione di un’anima perduta attraverso l’amore.
Braccato dai cacciatori che vogliono porre fine al suo regno di morte, Dracula viene ferito mortalmente alle porte del suo castello in Transilvania. Jonathan Harker e i suoi compagni riescono infatti ad aprire la bara dove il vampiro si rifugia durante il giorno, tagliandogli la gola e trafiggendogli il cuore. Ma prima che possano finirlo, Mina, ormai legata a lui da un vincolo spirituale e amoroso, lo protegge e lo porta via, nella cappella dove quattro secoli prima era nata la sua maledizione.
Lì, tra le rovine illuminate da una debole luce, Dracula, agonizzante, si mostra per la prima volta completamente umano e comprende che la sua sete di sangue e il suo odio verso Dio erano solo il riflesso di un dolore inconsolabile: la perdita dell’amata Elisabetta, reincarnata ora in Mina. In un ultimo atto d’amore e pietà, chiede a lei di liberarlo. Mina, piangendo, gli dona finalmente la pace eterna: spinge più a fondo la lama nel suo petto e poi lo decapita, ponendo fine alla sua condanna.
Quando il corpo del conte si dissolve e la maledizione si spezza, la cappella si trasfigura: il dipinto che ritrae il giovane Vlad e la sua sposa Elisabetta si illumina di una luce celestiale. L’immagine suggella l’eterno ricongiungimento delle due anime, finalmente purificate. Coppola trasforma così la leggenda del vampiro in una tragedia d’amore e redenzione: la storia di un uomo che, pur condannato all’eternità del male, ritrova la salvezza solo grazie alla donna che ama. Qui, per saperne di più, trovate la nostra recensione di Dracula di Bram Stoker.
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