Cinema

Sono queste le 5 locandine migliori di sempre? Le più iconiche della storia del cinema

today30 Settembre 2025 21

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Il cinema non ha solo rivoluzionato il modo di raccontare storie; ha trasformato anche l’arte della promozione. Ogni film è un universo complesso fatto di regia, recitazione, scenografia e musica, e il poster rappresenta la prima vera occasione per catturare l’attenzione del pubblico.

Creare un’immagine capace di sintetizzare ore di narrazione in pochi centimetri quadrati non è semplice. Bisogna scegliere cosa mostrare, quanto rivelare della trama, quali emozioni evocare e, spesso, come sfruttare il richiamo delle star. Alcune locandine, però, sono riuscite a diventare icone del cinema, immortali nel tempo e nella memoria collettiva.

Tra queste spicca “Pulp Fiction” (1994) di Quentin Tarantino (scopri le colonne sonore dei suoi film dalla peggiore alla migliore). Il poster ritrae Uma Thurman con il celebre caschetto nero, seduta su una sedia in atteggiamento rilassato, in un’immagine che richiama le copertine dei romanzi pulp da cui il film prende ispirazione. È un esempio brillante di marketing visivo. Non rivela la violenza dei protagonisti né le intricate vicende del film, ma cattura immediatamente lo spirito trasgressivo e seducente della storia. La locandina ha avuto anche un lungo percorso legale legato al copyright della foto, ma ciò non ha diminuito il suo impatto culturale. Per decenni è stata un simbolo pop da appendere in camera.

Un altro classico intramontabile è “Raiders of the Lost Ark” (1981) di Steven Spielberg. Il poster introduce Indiana Jones come l’eroe d’avventura perfetto: frusta in mano, cappello calato sugli occhi e sguardo deciso. Ma non è solo l’eroe a vendere il film. L’immagine capitalizza sull’associazione tra i nomi di Spielberg e George Lucas, promettendo spettacolari avventure degne dei loro precedenti successi. Prima ancora che l’idea di universi cinematografici condivisi diventasse popolare, questa locandina sapeva già trasformare un personaggio in icona, unendo marketing e narrazione in maniera perfetta.

Più recente, “The Zone of Interest” (2023) di Jonathan Glazer dimostra come una locandina possa evocare concetti profondi senza mostrare direttamente ciò che accade sullo schermo. La scelta del negativo e dello spazio vuoto crea un senso di inquietudine e pressione, riflettendo il tema del film: l’indifferenza umana di fronte all’orrore. È un esempio di come il design possa trasformarsi in linguaggio cinematografico, suggerendo tensione e riflessione più che eventi specifici.

Non si può parlare di locandine iconiche senza citare Alfred Hitchcock, e in particolare “Vertigo” (1958). L’illustratore Saul Bass crea un vortice visivo che trascina lo spettatore in un senso di vertigine psicologica. Le figure stilizzate che cadono in spirali rosse anticipano la tensione del film e trasmettono l’atmosfera inquietante senza bisogno di spiegazioni. È un esempio di come un poster possa diventare un’opera d’arte indipendente, capace di vivere ben oltre la promozione del film stesso.

“Star Wars” (1977): il poster originale di Tom Jung è un manifesto epico che cattura l’immaginario collettivo. Luke Skywalker ha una spada laser rivolta verso il cielo, circondato da scene di battaglia e figure leggendarie, promettendo un’avventura straordinaria in una galassia lontana. Lo stile, ispirato alle copertine dei romanzi pulp e alla fantascienza illustrata, riesce a condensare in un’unica immagine tutto ciò che il film rappresenta: eroismo, pericoli, mistero e meraviglia.



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Scritto da: redazione

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