Google tira un sospiro di sollievo: tramonta la minaccia di dover vendere il browser Chrome. Ma comunque si trova davanti alla prospettiva di dover ripensare profondamente alcuni nodi nevralgici del proprio modello di business, rinunciando a privilegi di cui fino ad oggi ha fruito ampiamente.
Più che di una vittoria rotonda, insomma, possiamo parlare di una vittoria mutilata. Il giudice federale Amit Mehta ha infatti respinto la richiesta del Dipartimento di Giustizia (DOJ) americano di costringere Google a cedere il Chrome. Non si tratta però di una trionfo su tutti i fronti: la sentenza ha confermato confermato il monopolio della società nella ricerca online, imponendo restrizioni significative. Tanto è bastato, comunque, per far schizzare il titolo di big G a Wall Street, con un guadagno del 6%.
Oltre a permettere a Google di mantenere Chrome, il giudice ha concesso all’azienda di continuare a pagare i partner di distribuzione (come Apple e Mozilla) per la preinstallazione o il posizionamento dei suoi prodotti di ricerca e intelligenza artificiale. Attenzione, però, perché la questione è sottile: a questa concessione si accompagna il divieto di stipulare con partner terzi accordi esclusivi per rendere Google Search, Chrome o Gemini i servizi predefiniti.
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