Il regista Danny Boyle ha affermato che gli anni del Covid hanno avuto un impatto importante sul suo nuovo film, 28 Anni Dopo, attesissimo sequel diretto del cult 28 Giorni Dopo del 2002. Il nuovo capitolo del franchise, appena presentato a Londra, parla non a caso del prosperare della pandemia di cui già parlava il film precedente.
Intervistato da The Independent, Boyle ha spiegato come l’esperienza collettiva della pandemia abbia plasmato il tono e il contenuto della pellicola, anche in modo non del tutto consapevole: “Anche se non lo includi intenzionalmente, influenza inevitabilmente ciò che fai e alcuni comportamenti rappresentati” sono state le sue parole.
Boyle ha paragonato l’inizio del Covid alle atmosfere che si respirano nel suo film e che ovviamente permeavano già quello con Cillian Murphy: “All’inizio ci siamo nascosti, abbiamo indossato mascherine, guanti, disinfettavamo tutto. Ma non si può vivere così per sempre” ha spiegato il regista. L’autore di Trainspotting ha poi parlato delle situazioni che intendeva esplorare ambientando il film molti anni dopo gli eventi del primo capitolo: “Dopo 28 anni sei disposto a correre rischi enormi perché ormai pensi di potertelo permettere“. Noi, intanto, ci portiamo avanti con il lavoro: qui trovate la nostra spiegazione del finale di 28 Anni Dopo.
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