Mentre Hollywood continua a investire budget astronomici in spettacolari avventure multiverse piene di effetti visivi, i fratelli Kevin e Matthew McManus hanno scelto una strada completamente diversa per raccontare il viaggio tra universi paralleli.
Il loro Redux Redux è emerso come una delle opere più discusse all’Overlook Film Festival, dimostrando che non servono centinaia di milioni di dollari per creare una storia avvincente sul multiverso.
Al centro di questa produzione indipendente troviamo Irene Kelly (interpretata da Michaela McManus), una madre devastata dal dolore che utilizza un dispositivo acquistato sul mercato nero per saltare tra universi paralleli. Il suo obiettivo non è esplorare mondi fantastici o sconfiggere villain interdimensionali, ma trovare una realtà in cui sua figlia, rapita e uccisa da un serial killer di nome Neville (Jeremy Holm), sia ancora viva.
La peculiarità di Redux Redux risiede nella sua natura “lo-fi“: gli universi che Irene visita sono quasi identici tra loro, privi delle stravaganti variazioni a cui ci hanno abituato le recenti produzioni mainstream. Questa scelta contribuisce a mantenere il focus sulla dolorosa realtà emotiva della protagonista, intrappolata in un ciclo di vendetta che la porta a uccidere ripetutamente l’assassino di sua figlia in ogni universo.
L’ingresso in scena di Mia (Stella Marcus al suo debutto), una potenziale vittima di Neville che è riuscita a sfuggirgli, interrompe questo pattern e permette al pubblico di vedere un lato diverso di Irene: la madre amorevole che era prima che la tragedia la trasformasse.
I fratelli McManus, già noti per il loro lavoro in American Vandal e Cobra Kai, dimostrano con Redux Redux che una grande storia interpretata da attori straordinari vale più di qualsiasi effetto speciale, offrendo un promemoria potente di quale tipo di voci creative l’industria cinematografica dovrebbe coltivare nell’era dei blockbuster dal budget gonfio che spesso deludono al botteghino.
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