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Volevo essere Lucio Corsi – Il Sole 24 ORE

today21 Marzo 2025 106 1

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Nei giorni di Sanremo dicemmo subito che Lucio Corsi era una delle cose più belle che potessero capitare al Festival. Adesso che è uscito Volevo essere un duro, l’album che prende il titolo dalla canzone con cui il cantautore maremmano è arrivato secondo alla kermesse canzonettara, possiamo tranquillamente dire che Lucio Corsi è una delle cose più belle che potessero capitare alla musica italiana, in questo particolare momento storico.

Perché siamo nel bel mezzo dell’età dello streaming, comandano i numeri, l’urban è il nuovo mainstream, qualcuno sciamanicamente ogni tanto si bagna il dito, lo infila nel vento e pre-sente un imminente cambio di repertorio. Che forse avverrà, forse no, chi lo sa, chi può dirlo. È il mercato, bellezza, e tu non puoi farci niente. Cambio di repertorio o no, a volte capita che uno spirito s’impossessi della macchina. Lucio Corsi, per esempio: tre album e due Ep all’attivo prima di Sanremo 2025, tra i quali brillavano gemme splendenti come Bestiario musicale e Cosa faremo da grandi. Brillavano, sì, ma nell’indifferenza di tanti grandi media, perdutamente innamorati dell’ultima rima baciata dell’ultimo trapper sessista.

Poi è arrivata la profezia di Tu sei il mattino, ballad di pop sinfonico con cui Lucio vince il finto Festival della serie Tv Vita da Carlo. Poi ancora Volevo essere un duro e il secondo posto al Festival vero, Olly che ritira la candidatura dall’Eurovion Song Contest e Corsi che a sorpresa si ritrova in concorso a Basilea. Così, per mille motivi, quest’efebico epigono del glam che scrive per immagini senza rinunciare a raccontare storie sta viaggiando sui 4,5 milioni di ascoltatori medi mensili su Spotify. E adesso che è uscito Volevo essere un duro, nel senso dell’album, si candida a incarnare lui per primo questo fantomatico cambio di repertorio della popular music italiana.

È un disco consapevolmente retromaniaco, come del resto quelli che lo hanno preceduto. Un disco che ha l’odore dolciastro degli anni Settanta, il punto d’incontro ideale tra glam e folk, la trattoria casereccia di una zona industriale («quelle al limite coi campi di fieno») in cui chissà perché si trovano a condividere tavolo e vino Marc Bolan e Ivan Graziani, Venditti e Bowie.

L’album comincia con Tu sei il mattino e Volevo essere un duro, ballatone che hanno i T-Rex per reference, ma tra le due c’è il politicamente scorretto di Sigarette («tra il bene e il male scelgo sempre sigarette/ C’è chi smette/ C’è chi smette/ Personalmente scelgo sempre sigarette») che sarebbe piaciuta a un altro Lucio, quello di Piazza Maggiore.



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Scritto da: redazione

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