Disney e Pixar hanno ufficialmente annunciato lo sviluppo di Coco 2, sequel dell’acclamato film d’animazione del 2017, con un’uscita nelle sale cinematografiche prevista per il 2029.
La notizia, che ha generato reazioni contrastanti tra i fan, si inserisce in un contesto in cui lo studio che un tempo rivoluzionò l’animazione con opere audaci e innovative come Toy Story sembra aver abbracciato definitivamente la strada dei sequel commerciali. Ciò che era iniziato come un equilibrio tra opere originali e continuazioni è ormai diventato una strategia aziendale ben precisa, con Coco 2 che si aggiunge a Toy Story 5 e Gli Incredibili 3 nel futuro listino Disney.
“Mentre il film è ancora nelle fasi iniziali, sappiamo che sarà pieno di umorismo, cuore e avventura“, ha promesso Bob Iger, l’apparentemente inamovibile CEO Disney, in un comunicato stampa che ha fatto tremare i polsi ai puristi dell’animazione. Ma nonostante il potenziale commerciale, l’idea di un sequel di Coco appare particolarmente problematica.
A differenza di altri franchise Pixar, Coco raccontava una storia autonoma e completa, senza domande in sospeso o indizi per un potenziale seguito. Il titolo stesso fa riferimento a un personaggio che muore alla fine del film, creando un naturale punto di chiusura narrativa. Difficile immaginare come una nuova avventura di Miguel possa evitare di sembrare una forzatura creativa, rischiando di diluire l’impatto culturale e l’importanza del predecessore.
C’è poi la questione del team creativo: mentre Disney ha confermato il ritorno del regista Lee Unkrich e del co-regista/co-sceneggiatore Adrian Molina, nulla è stato detto riguardo al team di compositori che ha contribuito all’anima musicale del film originale. Ci sarà un cambiamento stilistico per rendere le canzoni più “commerciali”? Disney oserà coinvolgere Lin-Manuel Miranda solo perché può farlo?
È difficile immaginare come Coco 2, la cui uscita è prevista per il 2029, dodici anni dopo il capolavoro originale, possa raggiungere lo stesso successo creativo del suo predecessore. Ma finché continuerà a generare profitti, Disney potrà ritenersi soddisfatta, mentre noi spettatori ci chiediamo se il viaggio nel Terra Dei Morti meritasse davvero un biglietto di ritorno.
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